Pavia Est, dimissioni ancora da chiarire
Da una settimana aspetto di leggere un chiarimento, una spiegazione del perchè il sig. Buratti, Presidente del quartiere Est a Pavia, ha dato improvvisamente le dimissioni «per motivi personali». Nessuna lettera o comunicato di ringraziamento per quello che il sig. Buratti ha fatto per il nostro quartiere, che ultimamente è al centro di grosse polemiche.
Voglio con questa mia ringraziarlo per tutto quello che ha fatto nel corso di questi anni (non appartengo alla sua corrente politica, ma so riconoscere chi lavora). Posso non essere stato d'accordo con lui su alcune decisioni e faccio subito un esempio concreto: personalmente non avrei dato il via alla Festa del Quartiere visto le condizioni di degrado in cui si trova. Sarebbe stato un bel segnale per tutti i «politici», anche se il segnale c'è stato, dato che, mi sembra, la festa non ha avuto il successo che gli organizzatori speravano.
Dopo i ringraziamenti, mi sorge però spontanea una domanda: perchè le dimissioni? Cercherò di darmi una risposta.
Ho partecipato come pubblico alla riunione del Consiglio Comunale di lunedi 2 luglio. Ho visto e ho sentito il Consigliere anziano del quartiere, sig. Pansini leggere sotto attenta guida (del consigliere comunale dott. Castagna) un comunicato che in verità non sento mio. Mi sembrava tra l'altro di vedere un insegnante che spronava il proprio alunno. Ho capito anche che soluzioni (a parte le molte parole spese) non se ne trovano. Non ho capito neppure la politica e le intenzioni della Giunta (se non quelle di chiedere il famoso patto con il Governo) sul problema (perchè di problema si tratta) dei Rom all'ex SniA. La giunta Albergati con il prof. Minella aveva tentato di dare una soluzione e ci era quasi riuscito. La nuova giunta ha invece sottovalutato il problema come ha detto tempo fa, scusandosi, l'assessore Bengiovanni. Per inciso posso dire che abitiamo, io e mia moglie, nel quartiere da 23 anni e che adesso non lo riconosciamo più da come è degradato.
Rispondo quindi alla domanda di cui sopra: forse che il sig. Buratti, uomo che lavora, abituato a fare, abbia deciso che il posto di Presidente del quartiere non fosse adatto a lui, visto che in politica si parla ma non si fa?
Manlio Ravasinivia e-mail, Pavia
Una pensione
che danneggia i giovani
Vorrei sottoporre alcune provocazioni ai giovani della provincia di Pavia.
Mi rivolgo in particolare a quei ragazzi che, impegnati in politica o semplicemente simpatizzanti, guardano con interesse ai partiti della cosiddetta sinistra radicale. Giovani appassionati che spesso scendono in piazza con più frequenza e passione di quelli di «centrodestra» e che prendono posizione su svariate questioni. Si pensi alla riforma della scuola, alla mobilitazione nei centri sociali, alla critica nei confronti della libera espressione della Chiesa o anche al tormentone Broni - Stradella - Stroppiana.
Possibile che nessuno di loro, tra le varie miopie ideologiche che talvolta contraddistinguono il loro impeto di piazza, ha il coraggio di affermare che il sistema previdenziale che i «meno giovani» dei sindacati e dei partiti della sinistra radicale vogliono imporre non è socialmente sostenibile? Non hanno niente da dire rispetto all'eventualità di lavorare fino a settant'anni per poter mandare oggi in pensione lavoratori di cinquantasette o cinquantotto? Tutto questo è giustizia sociale? I sindacati che tre anni fa hanno accettato il preavviso di riforma, che partirebbe l'anno prossimo, si sono già dimenticati degli accordi?
In un paese come il nostro dove l'aspettativa di vita si allunga e in un contesto europeo dove ci sono Paesi come la Svezio o la Spagna dove il limite è di sessantacinque come possiamo pensare che l'abolizione dello scalone sia sostenibile? Giovani, aprite gli occhi, qui chi ci perde siamo solo noi.
Alessandro Retrentenne preoccupato, Consigliere comunale a Garlasco e membro del Comitato Provinciale dell'Udc
Le vittime cristiane
dimenticate nel mondo
Il nostro è un tempo che divora tutto e tutto dimentica a cominciare dalle vittime inermi che non hanno forza e voce e possono vantare solo il loro martirio.
Questa è la realtà che incontriamo in Iraq, Sudan, Libano, Palestina, ecc., dove i cristiani vivono e muoiono come in una terra di nessuno nell'indifferenza del mondo.
E' in atto una strategia di svuotamento e di virtuale annientamento di popolazioni ed esperienza storica di antica tradizione cristiana.
Contro questo genocidio si sono elevate la voce del Papa, quella del patriarca caldeo di Bagdad e quella di personalità ortodosse.
La risposta dei vari governi compreso quello italiano è stato il silenzio.
Non se ne parla, si fa finta di non vedere. Ci si abitua nuovamente alla banalità del male.
Il 10 maggio il Parlamento Europeo ha votato un documento nel quale per la prima volta si è parlato di reciprocità, auspicando che nel mondo arabo si rafforzi il rispetto della libertà religiosa e si tutelino i diritti umani come avviene nell'Unione Europea. A questo auspicio non è seguito nulla.
Non si sono mossi né i capi di governo né i movimenti.
Si è scelto di tacere. Eppure tante cose si potrebbero fare: ad esempio denunciare, fare incontri multilaterali per proporre soluzioni immediate di salvaguardia, chiedere un impegno ai vari Stati sulla base dei diritti umani.
Si potrebbe cioè fare ciò che si fa quando si vogliono fermare aggressoioni ed aggressori.
In Europa si chiede spesso di riconoscere e porre rimedio ai massacri e ai crimini del passato. Ma ciò è del tutto ipocrita, se non ci si impegna nel fermare i massacri e i crimini del presente. Di questo non potremmo mai accusare altri se non noi stessi. Guai se nella nostra società sazia e distratta prevalesse la voglia di vivere in una tranquillità egoista fondata sul sacrificio dei più deboli e indifesi.
Per tutti questi motivi ho proposto un ordine del giorno - approvato a maggioranza - (con qualche astensione) che impegnava il consiglio comunale di Pavia all'adesione alla manifestazione (che si è svolta il 4 luglio a Roma) per la libertà dei cristiani nel mondo facendo tra l'altro presente che Pavia è gemellata con la città di Bethlemme, da sempre luogo di incontro e dialogo tra cristiani e musulmani e dalla quale, purtroppo, è in corso una vera e propria fuga di cittadini di fede cristiana.
Sandro AssanelliPavia