Violenze e rapine, condannato

SIZIANO. Due violenze sessuali, due rapine. E sette anni di carcere per Ahmed Obrayou, marocchino trentaseienne attualmente in carcere. Una storia di brutalità e violenze, maturata nell'ambiente della prostituzione, alle porte di Siziano, e che è stata seguita e risolta dai carabinieri in un tempo relativamente breve (anche grazie alla collaborazione da parte delle donne vittime delle violenze) e che ha visto la sua conclusione in tribunale, a Pavia, nei giorni scorsi.
Tutto accade in un solo giorno, anzi in una sola mattinata. Sono le nove e quindici minuti del sei maggio dello scorso anno e Annamaria, borsetta, parrucca e minigonna, è già sulla Binaschina ad attendere il primo cliente della giornata. Una giornata che sarà lunga, perché tirare su i soldi per lei e per il protettore (che a dire il vero ha protetto per nulla) non è facile. Incassa venti euro a cliente e, in quel momento, la borsetta è vuota. Qualche spicciolo e basta. Appunto a quell'ora una Bmw rallenta e si ferma accanto a lei. A bordo c'è Ahmed Obrayou. Chiede alla ragazza: «quanto vuoi?». «Venti euro», è la risposta. Lui annuisce e la fa salire. Si dirigono verso una stradina di campagna poco distante. Spunta subito il coltello, la ragazza viene costretta a un rapporto sessuale e poi a consegnare la borsetta al rapinatore e violentatore. Ma dentro, appunto, non c'è nulla.
Ahmed scarica li da ragazza, gira l'auto e si allontana rabbiosamente. Mentre, a piedi, Annamaria torna verso la Binaschina, il marocchino punta un'altra prostituta, anche questa dominicana. Si chiama Marsela, ha più o meno la stessa età di Annamaria. Ma si è messa in strada qualche ora prima. Nella borsetta, infatti, ha circa 800 euro. Probabilmente si tratta di denaro della giornata precedente, o chissà cosa. Sta di fatto che la sua sorte è la stesse della precedente donna. Viene caricata sulla Bmw con la scusa di un rapporto sessuale, poi finisce violentata, rapinata e malmenata. Ma Ahmed ha fretta, non si è neppure appartato in qualche stradina. Cosi Marcela riesce a raggiungere la sua auto e a lanciarsi all'inseguimento dell'uomo. Nel frattempo, con il cellulare, chiama i carabinieri. Scatta l'inseguimento per le strade al confine tra Pavia e Milano. Una pattuglia, alla fine, blocca l'auto di Ahmed ad un semaforo, ma proprio quanto un carabinieri cerca di aprire lo sportello, il marocchino accelera e riesca a fuggire. Viene arrestato dieci giorni dopo. Nega tutto, ma viene condannato.