Gli esperti della Maugeri risolvono il mistero Amadori
PAVIA.Il mistero dei malori alla Amadori di Cesena, una delle più grandi aziende italiane di prodotti avicoli, è stato risolto. Gli operai si sentivano male per la carenza di ossigeno all'interno di un reparto. Ieri gli esperti chiamati da Pavia, dal Laboratorio di misure ambientali e tossicologiche della fondazione Maugeri, hanno comunicato ad azienda, sindacati e Asl, i risultati del monitoraggio alla ricerca di sorgenti inquinanti. «Un'indagine avvincente e impegnativa - spiega Claudio Minoia, direttore del laboratorio -. Questi lavoratori andavano in ipossia e non si riusciva a capire la causa. Siamo stati in reparto e ci sembrava di essere a 5mila metri di altezza, aria rarefatta». I dipendenti, a decine, avevano accusato malori gravi: svenimenti, nausea, vomito. Erano ricorsi alle cure del Pronto Soccorso in svariate occasioni. E il 21 giugno la Amadori aveva sospeso l'attività al reparto del taglio tacchini. Le indagini sono ancora in corso ma un primo risultato è stato raggiunto: è stato evidenziato un tenore non adeguato di ossigeno, per il funzionamento non ottimale dell'impianto di condizionamento e il protrarsi del ricircolo dell'aria. E si pensa di aver identificato anche sostanze legate alla fermentazione nella rete fognaria.
Il Laboratorio di misure ambientali e tossicologiche della Maugeri opera in campo ambientale. Misura micro-inquinanti e sostanze tossiche in sangue, siero, alimenti, aria utilizzando tecniche avanzatissime che consentono di avere risultati eccellenti. «Stiamo dosando, tra le altre cose - dice Minoia - la presenza di platino nella popolazione pavese per valutare gli efetti della diffusione delle marmitte catalitiche». Uno studio è in corso poi su 150 residenti in provincia per verificare la presenza di Ddt e di alcuni pesticidi, a 34 anni dalla loro abolizione.
«Il sospetto è che possano interferire con l'attività endocrina. Si è appurato che tracce di queste sostanze permangono nell'organismo anche per 30-40 anni, e vengono trasmessi probabilmente anche per via transplacentare. Questi studi ci consentono di valutare cosa accade in popolazioni ancora a rischio. In India e Malesia, ad esempio, l'uso è massiccio e le dosi molto elevate. «Ci interessa anche sapere quali alimenti possono trattenere tracce di eventuali sostanze tossiche. Abbiamo contribuito a pubblicare uno studio sui pasti della mensa universitaria di Pavia e i risultati sono confortanti». (m.g.p.)