Svolta nell'inchiesta, sospetti su un albanese
INVERNO. La richiesta del pubblico ministero Stefania Di Tullio è di qualche giorno fa. Il magistrato di Pavia chiede formalmente ai colleghi di Lodi di prendere visione del fascicolo che riguarda il ventiquattrenne, di origine albanese, Ermal Jeshilay, residente a San Zenone, in carcere con l'accusa di tentato omicidio. Avrebbe sparato ad alzo zero contro un paio di egiziani, a Sant'Angelo Lodigiano. Una brutta storia di donne e droga che sarebbe collegata, di qui la richiesta del pm Di Tullio, al misterioso omicidio di Inverno, al corpo dell'uomo trovato in una roggia, ucciso con tre coltellate alla schiena.
Che i due episodi siano collegati è per ora solo un'ipotesi investigativa che si intreccia con le indagini, ancora in corso, sulla sparatoria di Sant'Angelo e sulle botte ricevute da Maria Cristina Della Fiore, quarantatreenne convivente di Jeshilay. Il quale, appunto, l'avrebbe mandata all'ospedale con il fegato spappolato. Insomma, tre storie diverse ma legate da un solo filo, quello della droga. Cerchiamo di metterle in ordine.
L'omicidio.
Intorno alla prima settimana del mese di giugno (almeno secondo quanto emerge dagli esami dei medici legali), un uomo, sui trentacinque anni, viene ammazzato con tre coltellate alla schiena. Il delitto avviene, è possibile ipotizzarlo, non molto distante da Inverno, dove verrà trovato il corpo, appunto una decina di giorni dopo, in condizioni tali da renderlo irriconoscibile. Il volto è completamente scarnificato, tale da renderlo irriconoscibile; le mani non ci sono più. Perché un braccio manca completamente, l'altra mano è stata staccata, ma con una disarticolazione. E ci sono segni di morsicature di roditori. Tagliate? E' un 'ipotesi sulla quale gli inquirenti hanno lavorato e stanno lavorando. Ma anche se cosi fosse, è impossibile accertarlo con certezza, viste le condizioni del corpo. Qualcosa di più, ma non moltissimo, emerge dagli altri esami forensi, in particolare sotto il profilo antropologico: si tratta di un uomo di razza bianca, molto «lungo», alto circa 1 metro e 87 centimetri. I denti, purtroppo, non sono stati curati e non si è in grado di capire se i materiali delle otturazioni siano utili a identificarne la nazionalità. Nell'acqua sarebbe rimasto circa una settimana.
Il collegamento.
Un paio di giorni dopo l'omicidio, a pochi chilometri di distanza da Inverno, a Sant'Angelo Lodigiano, scoppia una furibonda rissa tra albanesi ed egiziani. Storia di droga, pare, di una consegna non pagata. In strada, è il 10 giugno, si confrontano alcuni albanesi del posto, tra cui Jeshilay (che è in compagnia della convivente) e una decina di egiziani. Finisce che gli albanesi estraggono le rivoltelle e sparano. Cadono, feriti, due degli avversari. La vicenda è collegata all'omicidio di Inverno? La lite per la droga non pagata è, forse, un regolamento di conti? Difficile capirlo, ma le Procure di Lodi e Pavia entrano subito in contatto, si scambiano informazioni e il pm pavese Stefania Di Tullio acquisisce anche i tabulati telefonici dell'utenza dell'albanese di San Zenone. E questo nell'ambito di un'indagine per omicidio, ma ancora «contro ignoti». Insomma, il cerchio si stringe su di lui, ma di prove non ce ne sono ancora.
La perquisizione.
I carabinieri di Pavia e Corteolona, alcuni giorni fa, arrivano a casa di Jeshilay, a San Zenone, con un mandato di perquisizione. Secondo indiscrezioni, si tratterebbe di un' altra indagine nei confronti del giovane albanese, stavolta per le lesioni gravi provocate alla convivente Maria Cristina Della Fiore. I militari, si racconta, avrebbero cercato tracce di sangue, ma dopo venti giorni dai fatti si tratta di una ben strana perquisizione. Meno strana, se fosse collegata, invece, all'omicidio di Inverno.