IL RIFORMISMO SI PRESENTA, SENZA SE E SENZA MA

Dispettoso o astuto il caso che piazza nel giorno dell'investitura la rottura governo-sindacati sulle pensioni? La contemporaneità di una normale giornata di governo impossibilmente normale sarà sgambetto o trampolino per Veltroni «nel giorno di Walter» come con familiarità impropria e corriva stampa e tv lo hanno battezzato? Per dirla come più volte lui poi dirà da Torino, «diciamo la verità»: forte è la tentazione di scommettere prima che parli sul fatto che il candidato segretario e leader aggirerà, addolcirà, sfumerà. Forte è il pronostico che Veltroni del riformismo democratico servirà un gustoso aperitivo e un elegante menù, ma nessuna vera portata da assaggiare e nessun sapore vero e forte. Scommessa perduta e pronostico sbagliato: quando Veltroni finirà il suo discorso, il riformismo democratico non sarà più un depliant e avrà connotati precisi.
Si alla Tav se l'alternativa è il Tir. Si al termovalorizzatore se l'alternativa è il rogo dei cassonetti. La vera e sola tutela dell'ambiente è la tecnologia. Alt ai due conservatorismi, di destra e di sinistra. Troppe risorse, spazio, tempo e parole per le pensioni e poco per chi è giovane o non è ancora nato. Sindacato che non può essere tutela solo degli occupati stabili e dei pensionati. Ammorbidimento e non cancellazione dello scalone. Lotta dichiarata alla precarietà e alla «dispari opportunità» che separa non solo ricchi e poveri ma anche garantiti e non. Lotta alla povertà ma non certo alla ricchezza. Crescita economica come condizione dell'equità sociale. Debito pubblico da non trasferire ai figli ma da continuare ad abbattere per almeno altri tre anni. Eguale esecrabilità per l'evasore fiscale, lo sfruttatore del lavoro e l'impiegato fannullone. Inderogabili esperimenti di abbassamento delle aliquote per allargare la platea dei contribuenti. Basta con il «tassa e spendi» come religione della sinistra. Accoglienza e diritti per lo straniero, ma galera senza se e senza ma per chi delinque e «nessuno dica razzista a un padre che si preoccupa per la figlia». Scuola e università da rifare in nome del merito e del talento. Si all'intervento militare in Kosovo perchè là dove la pace non c'è non può essere difesa, va costruita. Si ai diritti civili per i conviventi. Riforma elettorale e istituzionale che consentano di decidere perchè «una democrazia muore per difetto di decisione e democrazia è ascolto e condivisione, ma, alla fine, è decisione». E, se non ci penseranno le Camere, che sia referendum. Meno politica nei talk-show, anzi basta, proprio basta con la politica del rimbecco e della rissa. Basta, anzi non se ne può più.
Non una reticenza, non una risposta elusa. Per chi un anno fa ha votato centro sinistra ce n'è in abbondanza per un sospiro di sollievo, anzi per ricominciare a respirare. Oppure per accusare un colpo allo stomaco e misurare la franca differenza tra riformisti e altro che pure nell'Unione sta. Per chi ha scelto il centro destra quanto basta per smuovere curiosità, per indurre a verifica sia pure scettica. Veltroni ha fatto il suo. In fondo ora tocca agli italiani decidere e decidersi se il riformismo, a destra e a sinistra, sia finalmente cittadino oppure ospite esotico in questo paese.