«Vogliamo far crescere qui i nostri 5 figli»
PALESTRO. «I miei cinque figli sono nati in Italia, sanno poche parole di arabo. La nostra vita è qui, i loro amici, la scuola. In Tunisia non avremmo casa né lavoro. Non possono mandarci via». Khaled Omrani, 51 anni, tunisino, ha ricevuto pochi giorni fa il 'diniego" della questura al rinnovo del permesso di soggiorno. Deve lasciare il paese entro il 4 luglio, con la moglie e i figli, di età fra i 6 e i 15 anni. Farà ricorso, tramite il suo avvocato Domenico Tambasco. Intanto racconta la sua storia, fatta secondo lui di «sfortuna, burocrazia assurda e insensibilità delle istituzioni».
In Italia è arrivato 17 anni fa, dopo una tappa in Austria. Lavorando come autotrasportatore, ha vissuto prima a Cesano Maderno, nel Milanese, dove l'ha raggiunto la moglie Ouarda, oggi 46enne, algerina. Lo ascolta parlare seduta sul divano stile marocchino, caftano lungo e testa velata, nel caldissimo soggiorno di una casa in via Vittorio Emanuele.
A Palestro sono arrivati due anni fa, dopo 10 anni a Vigevano. «Avevo una ditta in proprio, due camion e tre furgoni. Guadagnavo bene, consegne in tutta Europa».
L'avvocato racconta che i guai sono iniziati nel 2000: «La richiesta di rinnovo del permesso di soggiorno continuava a non avere risposta, è stata cancellata l'iscrizione di Khaled Omrani dal registro degli autotrasportatori». Cosi non ha più potuto lavorare regolarmente, l'attività è andata a rotoli.
Omrani sbarca il lunario con lavori di ogni genere e grazie alla solidarietà altrui. Nel 2004, arriva la risposta alla richiesta di rinnovo del permesso di soggiorno: respinta, con l'invito ad andarsene entro 15 giorni.
«Perché mi abbiano risposto dopo anni, non so dirlo - dice Omrani - ma non era giusto per i miei figli lasciare il paese dove sono nati e hanno studiato». Stavano per imbarcarsi su un aereo a Malpensa, «ma quel giorno per fortuna c'era sciopero dei voli. Mi hanno portato al centro di permanenza temporanea di via Corelli a Milano, c'è stato il tempo per contattare l'avvocato».
Cosi il legale ha fatto ricorso al tribunale dei Minori, che per tutelare i cinque figli - una ragazzina oggi 12enne, una bimba di 6, tre maschi di 8, 13 e 15 anni - ha concesso la ulteriore permanenza in Italia per un anno, rinnovabile. E si arriva a un anno fa, quando è partita un'altra richiesta di rinnovo del permesso di soggiorno. La famiglia fatica a tirare avanti, il figlio più grande salta le lezioni al primo anno dell'Itis di Vigevano, per lavorare di nascosto come garzone di una fruttivendolo la mattina. «Quando mi portava a casa i soldi, diceva che li guadagnava riparando biciclette». Il ragazzino è stato bocciato. E il 19 giugno è arrivato anche il 'diniego" della questura di Pavia alla richiesta di rinnovo.
Da quella data, Khaled Omrani e famiglia hanno 15 giorni di tempo per imbarcarsi su un aereo a Malpensa.
«Noi vogliamo stare in Italia - dice Omrani - i nostri figli in Tunisia a scuola non capirebbero nulla, non avremmo una casa, faticherei anche a trovare un lavoro saltuario. E poi ormai l'Italia è il nostro paese. A Palestro, in particolare, tutti ci hanno aiutato, dai vicini alle maestre dei figli. La stufa che abbiamo ce l'hanno regalata». L'avvocato Domenico Tambasco sta preparando il ricorso al tribunale dei Minori: «Vinceremo la nostra battaglia di Palestro».