«Il governo rischia la crisi»


ROMA. Il governo rischia e in tempi strettissimi. Dopo la lettera dei ministri della sinistra radicale, sono un 'liberal" come Lamberto Dini e un riformista come Enrico Boselli ad avvertire Prodi: cosi si finisce sugli scogli. «Se loro continuano su questa strada - avverte Dini - è chiaro che il governo cade perché stanno portando il Paese alla rovina». Dunque conferma che non voterebbe il Dpef senza riforma delle pensioni? «Certamente. D'altra parte non si può continuare in questo modo».
«Non passa giorno senza una dichiarazione della sinistra che ponga nuove condizioni al governo. Oggi (ieri per chi legge, ndr) è stata la volta di Giordano, Epifani, Ferrero. Ma non sono solo loro ad avere il diritto di chiedere, c'è il resto della coalizione, l'80 per cento della maggioranza, che vuole invece tenere ferma la barra».
Che ne pensa della trattativa iniziata sulle pensioni.
«E' abbastanza sconcertante che il governo abbia avviato una trattativa nella quale si parla solo di aumento di spesa. Queste non sono riforme. La riforma necessaria è non aggravare ulteriormente un sistema previdenziale che già ammonta al 15 per cento del Pil, il più alto d'Europa. Andiamo in pensione a un'età inferiore a quella degli altri paesi e la sinistra vuole spingere ora il governo ad abbandonare lo scalone. Significherebbe spendere 10 miliardi in più, ma allora bisogna dire in quale altro modo si trovano. Non si può dire oggi aumentiamo la spesa, poi a settembre vedremo. Quello che si risparmierebbe con l'aumento dell'età pensionabile potrebbe essere destinato ad altro: asili nido, assegni familiari. Non si capisce perché il sindacato debba difendere l'andare in pensione a 57 anni».
Presidente, non mi dirà che è d'accordo anche lei con Montezemolo?
«Io rispetto il sindacato, la riforma delle pensioni che ho firmato nel 1995 l'ho fatta con il sindacato. Ma erano leader diversi, che si ponevano il problema delle compatibilità...».
Diliberto l'accusa di voler far cadere Prodi.
«Ma io reagisco alle posizioni dell'estrema sinistra, che esprime di fatto un conservatorismo sociale. Sbagliano se pensano che tutti possono seguirli su questa strada. In questo anno abbiamo avuto una drammatica perdita di consensi. Dobbiamo ridurre le tasse, non aumentare la spesa. E' Prodi ora che deve scegliere. Io una strada l'avevo indicata: l'innalzamento dell'età pensionabile per le donne che hanno una vita media di 5 anni superiore a quella degli uomini».
Enrico Boselli, nel mirino dei ministri della sinistra c'è Padoa-Schioppa.
«Mi sembrano quattro ministri sulle nuvole. La necessità della riforma delle pensioni per creare uno stato sociale per i lavoratori precari è assolutamente necessaria. Non è colpa di Padoa-Schioppa. La crisi demografica non se l'è inventata il ministro dell'Economia. Bisogna migliorare le pensioni di povertà e quelle per i lavori flessibili. Ma c'è un problema di risorse. Non è di destra riformare la previdenza e alzare l'età pensionabile. E' di sinistra garantire un futuro ai giovani».
Cosa significa tutto questo per il governo?
«E' una tempesta sul governo. Oggi su almeno due fronti. Da una parte la sinistra più estrema che impedisce qualsiasi riforma. Dall'altra il Partito Democratico: il giorno in cui sceglie un altro leader è chiaro che dimezza Prodi».
C'è il rischio che il governo possa cadere anche a breve?
«Certo, e stiano attenti, perché se cade Prodi si va dritti alle elezioni e la destra non è mai stata cosi forte. Berlusconi parla ora di altri governi, ma se domani cadesse Prodi, farebbe di tutto per andare subito al voto».

Andrea Palombi