Ex-Snia, un problema di tutti

Gentile direttore, poche righe non tanto per rispondere a Cristina Niutta, la cui debordante filippica di ieri non ho capito fino in fondo, ma per dire ancora una volta a tutti i cittadini che il problema della Snia è vero, ed è drammatico. Non credo quindi che debba essere oggetto di speculazioni politiche e invito la consigliera Niutta ad atteggiamenti costruttivi.
Se la sua lettera voleva essere ironica, dico subito che ciò di cui non sentiamo il bisogno sono commenti irridenti e sarcastici.
Abbiamo invece bisogno, come sistema-Pavia, dell'impegno di tutti per risolvere un problema grave e complesso, che mette in difficoltà amministrazioni di tutta Italia e che non trova soluzione univoca laddove si presenta.
Del resto, se esistesse una risposta semplice e fossimo solo noi a Pavia a non averla trovata, credo che sarebbero bastate poche righe per illustrarla e noi l'avremmo accolta con piacere.
Solo impegnandoci tutti costruttivamente riusciremo a trovare la soluzione, Godot permettendo. In altre città sono stati stretti patti tra il Comune, la Provincia e la Prefettura; il Governo sa che deve intervenire e lo farà. Non stiamo parlando di una bega interna al consiglio comunale, ma di un problema importante e diffuso anche in altre città.
Se invece ci avventiamo sulla Snia con atteggiamento distruttivo, sperando forse di creare un pur minimo consenso politico, siamo fuori strada e scherziamo sulla pelle della gente facendo inutile sciacallaggio.
Ribadisco l'impegno mio, della giunta e della maggioranza, ma anche di buona parte della minoranza costruttiva e di altri livelli istituzionali, a fronteggiare la situazione muovendoci nei confini tracciati dai pilastri di solidarietà, legalità e civiltà. Il resto sono solo parole, ma voglio che sia chiaro che non feriscono me, la giunta o la mia maggioranza, ma feriscono e ledono la dignità di chi il problema lo vive ogni giorno.
Piera Capitellisindaco di Pavia

Pavia, i bambini rom
hanno diritto alla scuola

In merito all'inserimento nelle scuole di Pavia dei bambini Rom, mi sembra che sia giunto il momento che autorevoli rappresentanti delle Istituzioni scolastiche o di organismi di controllo intervengano per chiarire di cosa parli la legge circa l'obbligo scolastico (9/99 mai abrogata).
Assessori comunali hanno dichiarato che saranno inseriti nelle scuole i figli dei genitori che sottoscriveranno il patto di legalità. Non voglio commentare, mi limito a dire che l'inserimento scolastico per bimbi e adolescenti da 6 a 14 anni non dipende in alcun modo dalla condizione sociale, politica, etnica e dalla fedina penale dei genitori. Nè i criteri li può stabilire un'amministrazione comunale.
Mi sembra veramente una inaccettabile interpretazione, al limite della discriminazione, che non ha nulla a che fare con la legge Berlinguer. Che tra l'altro si guarda bene dall'associare l'inserimento scolastico alla residenza del fanciullo. L'unico requisito è che esistano e si sappia che esistono, e che li si voglia mandare a scuola.
Da insegnante, in questi anni ho collaborato all'inserimento scolastico di molti studenti immigrati, e mai mai mi sarei permessa di procedere partendo dall'accertare la condizione dei genitori come fattore dirimente. Anzi, la legge garantisce l'equità di trattamento dei minori in età scolare proprio perchè la loro scolarizzazione prescinde la condizione parentale. Avessi agito sulla base di logiche discriminatorie, sarei stata passibile di provvedimenti disciplinari.
E perchè tutte le forme di protezione dei minori, anche rispetto alla condizione familiare, che mettiamo in atto tutti i giorni nelle scuole non devono valere per i Rom?
Ho inserito nelle classi ragazzi di cui conoscevo a malapena il nome, che non sapevano una parola di italiano, che non avevano nemmeno un indirizzo. Ma non era quella incertezza burocratica importante, piuttosto lo era la certezza che dava loro la nuova condizione di studenti eguali in una scuola pubblica di eguali.
Perchè ai bimbi Rom devono essere applicate regole ad hoc inaccettabili per qualsiasi altro cittadino minore? E perchè il loro diritto individuale all'istruzione deve essere legato alla condizione dei loro genitori? Non potrebbe costituire la scuola per quei bimbi la vera emancipazione? Quella che fu per tanti di noi trent'anni fa?
Irene Campariinsegnante e consigliere comunale Pavia