Moda e finanza? Meglio un giallo
BELGIOIOSO. Katia Ferri, mamma, moglie e donna in carriera. Toscana di nascita (di Poggibonsi, vicino a Siena, classe 1962), pavese di adozione, vive da cinque anni a Belgioioso, ma fa avanti e indietro tra Pavia e Milano almeno due volte al giorno. Giornalista e saggista, insegna Comunicazione della moda all'Università di Pavia, ha pubblicato numerosi testi di economia e risparmio tra cui: 'Guida facile ai fondi" (Sonzogno), 'La banca multicanale" (Il Sole 24 Ore), 'Vivere nella nuova Europa" e 'Lavorare da casa" (entrambi con Sperling & Kupfer). Ha diretto il settimanale finanziario Il Valore ed è caporedattore dell'economia per il quotidiano on line La Voce d'Italia. Da un paio di anni si è cimentata perfino nella narrativa, puntando su un genere tutto particolare, il noir e il thriller. Nel 2006 ha pubblicato per Baldini Castoldi Dalai il romanzo storico-noir 'Cristo, Nerone e il segreto di Maddalena" (scritto con Francesco Arcucci).
Comunicazione, marketing, finanza e poi romanzi noir, ci spieghi meglio.
«Semplice, ho fatto diventare la mia passione anche un lavoro. Adoro i romanzi gialli, li divoro come le noccioline e mi ha sempre affascinato la cronaca nera, pur non facendola. Sentivo la necessità di scrivere qualcosa di diverso, che mi svagasse la mente, che uscisse dagli schemi rigidi dell'economia».
E la moda in tutto ciò? Non insegna Comunicazione della moda?
«Si tratta sempre di strategia di mercato. Io insegno come essere un buon PR nel campo della moda, come si lancia un prodotto in poche parole. Non ho niente a che fare con la parte artistica o col design».
Il lavoro, anzi, i lavori e poi la famiglia e un bimbo di tre anni. Come fa a conciliare tutto?
«Dormo poco e recupero in fretta. Scrivo la sera, quando Galeazzo (il figlio, ndr.) va a dormire, e vado avanti fino alle tre, quattro del mattino, oppure durante il week end».
Non si riposa mai?
«No, finché posso! Quando comincerò a perdere colpi, allora mollerò quello che credo meno importante».
Che sarebbe?
«Ancora non lo so, ma di certo non la scrittura e la narrativa. Mi servono a compensare».
Lei pubblica il suo primo romanzo nel 2006, ma prima di allora possibile che non abbia mai scritto nemmeno un breve racconto?
«No, lo giuro. Ho sempre letto tanto, soprattutto i classici (Pirandello resta il mio preferito), ma non ho mai scritto nemmeno un diario, quello che di solito tengono tutte le adolescenti. Mi sono avvicinata alla letteratura in modo diverso».
Ovvero?
«Nel 1993 avevo vinto il Premio A.I.D.D.A. (dell'Associazione Donne Imprenditrici) come migliore imprenditrice dell'anno, e ho pensato di investire i soldi della vincita per fondare la piccola casa editrice de Il Minotauro, per la quale hanno poi pubblicato autori come Carlo Lucarelli e Marcello Fois. Polizieschi, gialli, noir, ho cominciato a viverci in mezzo per davvero. Cosi ho deciso di iscrivermi ad alcuni corsi di scrittura creativa. Sono stati fondamentali per la mia formazione».
Perché?
«Perché non credo a chi prende carta e penna e inizia a scrivere un romanzo dal nulla. Ci vogliono le basi, la teoria, e poi tanta costanza».
Scrittori non si nasce ma si diventa. È questo che vuole dire?
«In parte si. Ovvio, come in tutti i campi ci sono i geni e i talenti nati, ma per la maggior parte di noi è necessario frequentare una scuola, che sia il conservatorio, l'accademia di belle arti, di recitazione o il DAMS di Bologna per la regia. Servono a fornire una forma mentis, ad aiutarti nel gestire gli strumenti del mestiere».
E lei si sente di averli finalmente tra le mani questi ferri del mestiere?
«Ho ancora tanto da imparare e affinare, ma sono sulla buona strada. Il giudice supremo resta comunque sempre mio marito, lo stesso che legge per primo i miei manoscritti».
Chiara Argenteri