Medicina, Calligaro in vantaggio

PAVIA. Roberto Calligaro potrebbe avere già in tasca il secondo mandato alla presidenza di Medicina. Ieri il biologo, ordinario di Istologia, ha ottenuto ben 137 consensi al primo turno. Il clinico Ernesto Pozzi 50, il farmacologo Gianmario Frigo 30, e un altro clinico, Roberto Fogari, 7. Il 2 luglio si andrà al ballottaggio ma se i voti saranno riconfermati neppure la somma di quanto hanno ottenuto i due sfidanti potrà bastare a contendere a Calligaro la presidenza.
Una campagna elettorale tutto sommato contenuta rispetto alla precedente di tre anni fa, senza grandi clamori. Anche se fino alla vigilia qualcuno ipotizzava molte più schede bianche - che in realtà sono state solo sette e una nulla - e addirittura la possibilità che di fronte a un risultato meno sbilanciato potesse farsi avanti un outsider. Qualche nome era anche circolato. Ma ieri le cose sono andate diversamente. Per cominciare sui 322 aventi diritto al voto si sono presentati a votare, nel seggio allestito nell'aula Golgi accanto ai Reparti Speciali del San Matteo dove la facoltà ha radici profonde, ben 240 elettori.
Per vincere al primo turno sarebbe bastata la maggioranza degli aventi diritto, cioè 162 preferenze. E Calligaro, di fatto, non ci è andato molto distante. A luglio basterà la maggioranza dei votanti. E quindi per il preside uscente potrebbe addirittura trattarsi di una formalità. Tuttavia, si fa notare da più parti, i 57 voti andati a due clinici (Pozzi e Fogaro) sono segnali da non trascurare. Un messaggio chiaro dall'area clinica che chiede maggiore considerazione. Più esplicito l'infettivologo Daniele Scevola, ieri tra i componenti della commissione elettorale (insieme al decano della facoltà, il professor Giovanni Lanzi e alla cardiologa Colomba Falcone): «Quei voti sono certamente uno stimolo a fare qualcosa di più in campo clinico, a prestare maggiore attenzione alle problematiche mediche - dice Scevola, che è anche presidente del Cipur e siede in consiglio d'amministrazione dell'ateneo -, Serve anche una nuova convenzione con l'ospedale perché quella in vigore è vecchia e risale al 1972». La componente clinica della facoltà di Medicina, quella che cioè fa assistenza, si sentirebbe - sostiene Scevola - trascurata. «La dirigenza universitaria - dice - è infatti nettamente sbilanciata verso i settori umanistici. Prova ne è che nell'ultimo consiglio di amministrazione si è valutato, nell'ambito del cosiddetto riequilibrio, di sottrarci ulteriori risorse». Medicina è la facoltà con il maggior numero di docenti e nelle manovre di riequilibrio rischia. Ma i medici sono in subbuglio anche sull'indennità per l'esclusiva, che andrebbe riconosciuta a chi ha scelto l'intramoenia. «Non viene pagata dal 2000 - incalza Scevola - Sono 92 tra professori e ricercatori di Medicina, inseriti al San Matteo e in altre strutture, che fanno assistenza, hanno scelto l'esclusività, chiuso gli studi eppure non percepiscono l'indennità prevista per legge. L'Università nei giorni scorsi ha dovuto fornire al Tar i documenti sulla questione».