«Per le pensioni ci sono solo 2,5 miliardi»

ROMA. «Beh, se la riforma delle pensioni la dobbiamo fare con la calcolatrice, allora non ci stiamo proprio. Perchè, vedete, dietro alle statistiche ci sono persone in carne e ossa che noi dobbiamo difendere e rispettare». Cosi il segretario generale Guglielmo Epifani (Cgil) ha polemizzato con il ministro dell'Economia Tommaso Padoa-Schioppa che ieri è tornato a rendere difficile la trattativa tra sindacati e governo affermando che «i conti sono molto peggiori di quanto si potesse prevedere a marzo, nel senso che la situazione si è evoluta in peggio. Non torno indietro: i 2,5 miliardi restano risorse limite per la trattativa e questo bisogna dirlo con tutta chiarezza». Secondo il ministro «rischiamo un giudizio catastrofico della Ue» nella quale lui si è battuto perchè l'Italia «raggiunga il pareggio di bilancio nel 2011 e non nel 2010». Con un anno di proroga.
Il ministro dell'economia teme l'offensiva sugli studi di settore, oggetto di contrasti fiscali con i commmercianti e gli artigiani. Secondo Padoa-Schioppa un terzo delle entrate è dovuto alla lotta all'evasione fiscale e se si riuscisse ad eliminare l'evasione, che sottrae alle casse dello Sato 100 miliardi l'anno (7 punti del Pil), le tasse potrebbero essere abbassate in modo consistente a tutti i cittadini. Questo è stato l'argomento che il ministro ha portato avanti al 233esimo anniversario della Guardia di Finanza, che si è svolto all'Aquila. Poi, nel primo pomeriggio Padoa-Schioppa, quando ormai avevano parlato tutti, è arrivato a Palazzo Chigi e ha annunciato che le cose «vanno peggio del previsto».
Ha ribattuto ad Epifani che lo 0,3 per cento in più dei contributi dei lavoratori dipendenti, già preso, «non può servire a compensare i costi per l'eliminazione dello scalone» (l'età pensionabile portata da 57 a 60 anni dal 1 gennaio anche con 35 anni di contributi per una riforma del vecchio governo).
Nessuno, con il massimo rispetto per le parole di Padoa-Schioppa, ha rimesso in discussione quanto era già stato deciso. «Nell'ambito delle risorse date», ha riferito il ministro del welfare Cesare Damiano «intendiamo intervenire sul salto improvviso e iniquo dell'età pensionabile che cresce di tre anni in una notte». Eppure lo spettro di Padoa-Schioppa è aleggiato per tutta la sala-stampa di Palazzo Chigi. A cominciare dalla Confindustria che, essendo abituata a prendere sul serio i conti, aveva sperato che, oltre alla previdenza, ci fossero anche altri fondi per rilanciare la competitività delle aziende. Insomma gli industriali, rappresentati sempre dal direttore generale Maurizio Beretta, non vorrebbero partecipare senza vantaggi.
Il governo ha aumentato l'indennità di disoccupazione dal 50 al 60 per cento e si è impegnato ad aumentare anche i soldi che vanno a coloro che non hanno compiuto due anni di fila di lavoro (ad esempio, quasi tutti i lavoratori dei cantieri edili). Il disoccupato però, per avere l'indennità, dovrà frequentare un corso di formazione e accettare la prima proposta di lavoro che gli viene offerta.
I sindacati hanno chiesto anche che la cassa integrazione si allarghi ad alcuni lavoratori atipici. Ad un certo punto però, Raffaele Bonanni (Cisl) non ha retto le risposte garbate date ai giornalisti sulle obiezioni di Padoa Schioppa.
«Noi abbiamo preso atto di ciò che lui ci ha detto e cioè che è finita l'emergenza finanziaria. Sappiamo che esiste un extragettito del 7% in più di quanto era stato previsto. Non vorrei che si facesse come al mio paese, che la gallina si sforza a fare l'uovo e il gallo si lamenta. Il governo deve decidere se abolire lo scalone. Del resto non mi frega niente».
Anche Luigi Angeletti (Uil) che continua a dire che il peggio della trattativa deve ancora venire (martedi mattina si comincerà a parlare dell'età pensionabile) ha sostenuto: «Il governo non può decidere l'entità delle entrate e la quantità delle uscite. In questo modo il ruolo del sindacato è marginale».
Quanto ai giovani, il governo si è impegnato a rivedere i modi di riscatto degli anni della laurea per favorire i contributi previdenziali. Si è parlato solo di aumento dei contributi dei parasubordinati. Ed è stata promessa l'unificazione dei contributi previdenziali