Ricettazione, collezionista d'arte assolto
VIGEVANO. Il pubblico ministero ha chiesto 18 mesi per ricettazione invece il giudice lo ha assolto perché il fatto non costituisce reato. Si è concluso cosi il processo contro il 60enne Mario Dafarra, collezionista d'arte accusato di avere in casa oggetti di interesse archeologico che avrebbero invece dovuto far parte del patrimonio pubblico. A casa del collezionista, nel marzo 2003 i carabinieri del nucleo collegato alla sovrintendenza alle belle arti hanno trovato circa 200 pezzi dell'epoca romana ed etrusca. L'avvocato difensore Fabio Santopietro ha dimostrato al giudice Roberto Arnaldi che quegli oggetti erano tutti regolarmente in possesso di Dafarra.
Nel 1997 Mario Dafarra ha ereditato la collezione avviata dal nonno negli anni Venti e ha subito cominciato ad aggiungere nuovi pezzi, comprati da commercianti e da una casa d'aste svizzera. Per verificarne l'autenticità il collezionista si è rivolto a una ditta di Milano, che ha poi girato i nominativi dei clienti ai carabinieri. Nel 2003 i militari con un perito della Sovrintendenza hanno fatto visita al collezionista e hanno sequestrato i pezzi provenienti da scavi fatti in Italia. Si tratta di fibule, balsamari, statuine in bronzo, applique, coppe: tutte opere arrivate a noi dopo oltre duemila anni. «La perizia aveva tre punti oscuri - spiega l'avvocato Santopietro - . Per capire se i pezzi erano autentici il perito non ha utilizzato gli strumenti scientifici, ma ha fatto una valutazione a impressione dimenticando che il mercato dei collezionisti è pieno di falsi, magari realizzati nel Seicento. E poi non ha indicato la data di ritrovamento dei beni, mentre la legge dice che i beni rinvenuti prima del 1939 non sono perseguibili. La collezione Dafarra ha molti pezzi trovati prima di quella data. Infine la perizia non dice se quei pezzi sono di un interesse archeologico tale da poter entrare nelle collezioni di Stato. In quel caso infatti i beni possono essere tolti a chi ne è entrato in possesso regolarmente. Non puoi tenere mai invece i pezzi che arrivano direttamente dagli scavi, ma quelli del mio assistito sono stati tutti visionati prima dalla sovrintendenza».