D'Alema si esclude e lancia Veltroni
ROMA.Difende la «scalata» Unipol e denuncia un clima «preoccupante» che rischia di far pagare «un prezzo molto alto al Paese». Assicura che se va in crisi il governo «ci sono le elezioni, non le riforme», si autoesclude dalla corsa e lancia Walter Veltroni come segretario del Partito democratico e candidato premier del centrosinistra.
Il colpo ad effetto, Massimo D'Alema, lo riserva per l'ultima puntata di Ballarò andata in onda ieri sera e quasi interamente dedicata alla delicata questione delle intercettazioni telefoniche. Sulla pubblicazione dei verbali, il vicepremier fa sue le parole di Prodi («C'è un'aria irrespirabile e un clima piuttosto preoccupante») e rispedisce al mittente le accuse che lo hanno travolto.
«Quanto emerso dalle intercettazioni non presenta nulla di penalmente ma anche di eticamente rilevante e testimonia una cosa arcinota: noi guardavamo con favore alla creazione di una grande banca vicina al movimento cooperativo perché avrebbe potuto essere utile all'economia italiana», spiega il ministro degli Esteri per il quale è «normale» che la politica si occupi di questi problemi e possa avere delle «opinioni». La pubblicazione degli atti dell'inchiesta è per D'Alema qualcosa che «danneggia l'immagine della magistratura, non della politica». Ed anche per quanto riguarda Giovanni Consorte, la difesa dell'ex numero uno di Unipol scatta quasi d'ufficio: «Di lui si parla come se fosse Al Capone e non è stato neppure rinviato a giudizio...».
La parola passa a Pierferdinando Casini, che nega di aver parlato con Caltagirone di Rcs e torna a rilanciare l'ipotesi di un governo istituzionale che faccia le riforme. Idea che viene subito bocciata da D'Alema. «Le riforme si facciano ma non per scardinare l'equilibrio politico. Se va in crisi il governo ci sono le elezioni», taglia corto il vicepremier che coglie l'occasione per spalancare le porte al suo «ex nemico».
«Io penso che Walter Veltroni sia un potenziale segretario del Partito democratico, ma anche candidato del centrosinistra alla guida del governo che forse è qualcosa di più importante del ruolo di segretario», precisa D'Alema per il quale «è un cliché da aggiornare» quello di chi pensa che tra lui e il sindaco di Roma i rapporti non siano buoni. Nella Quercia, insomma, la situazione è profondamente cambiata e il ministro degli Esteri, che si chiama fuori dalla corsa per la guida del nascente partitone del centrosinistra («Non mi candido segretario, faccio un altro lavoro...»), si offre come sponsor del sindaco di Roma.
L'apertura giunge all'indomani della decisione presa dal «Comitato dei 45» sulle regole per l'elezione del segretario (che dovrebbe essere votato da almeno un milione di persone) e dell'assemblea costituente del Pd (le candidature arriveranno non prima di luglio) ed è destinata ad aprire un nuovo capitolo. I papabili pronti alla corsa sono tanti: dai leader di Ds e Dl, Piero Fassino e Francesco Rutelli, a Pierluigi Bersani ma anche Anna Finocchiaro ed Enrico Letta. Quel che è certo è che se Veltroni accetterà di correre per la guida del Pd (la decisone dovrebbe essere presa in tempi «brevissimi») si apriranno nuovi scenari. E la prova la offre Dario Franceschini (Dl) che fino a ieri veniva considerato come uno dei possibili «giovani» concorrenti: «Se Veltroni si candida, lo voto».
Gabriele Rizzardi