Coinvolti agenti dei servizi e un generale della Gdf


MILANO.Nomi eccellenti e una loggia massonica coperta, quella di San Marino. Tra gli indagati spiccano anche agenti dei servizi segreti: Massimo Stellato, 44 anni, capocentro del Sismi a Padova e Brunella Bruno, 31, del Cesis. Ma nel mirino del sostituto procuratore Luigi De Magistris c'è anche Salvatore Galati, il quale, secondo gli inquirenti «ha svolto un ruolo di primo piano nell'accapparramento illecito di fondi anche per il partito, Forza Italia, essendo fiduciario del coordinatore azzurro Giancarlo Pittelli». Pure il nome di Pietro Scarpellini è iscritto nella lista degli indagati. Scarpellini risulta consulente del presidente del Consiglio Romano Prodi. Nel decreto di perquisizione emerge il suo ruolo: «Sembra avere una passione per gli affari tra l'Italia e il nord Africa», scrive De Magistris, «e pare essere esperto di investimenti pubblici in Africa». Fonti di Palazzo Chigi hanno confermato che Scarpellini è consulente non pagato.
Ma l'inchiesta di Catanzaro vede coinvolto anche il generale della Guardia di Finanza, Paolo Poletti, 51 anni, attuale capo di Stato Maggiore delle fiamme gialle. A lui vengono contestati i reati di associazione per delinquere, truffa e truffa aggravata. Sono stati perquisiti l'abitazione e l'ufficio del generale. «Un accertamento dovuto», hanno detto al Comando della Guardia di Finanza.
Altro nome eccellente è quello di Antonio Saladino, l'imprenditore che, secondo gli inquirenti, avrebbe avuto rapporti importanti con l'ex ministro dell'interno Giuseppe Pisanu. E sono ben quattro i politici calabresi coinvolti: Nicola Adamo, vicepresidente della giunta regionale, Mario Pirillo, assessore regionale, Antonio Acri, consigliere regionale e Gianfranco Luzzo, attuale presidente del consiglio comunale di Lamezia Terme. Nicola Adamo è un esponente di spicco dei Ds calabresi e rigetta tutte le accuse: «Basta con questa caccia all'uomo. Ho chiesto da tempo di essere interrogato per chiarire la mia posizione ma non sono mai stato convocato. Non ho fiducia che ci possa essere verità in questa inchiesta. D'altra parte persino il Parlamento ha definito l'ufficio giudiziario da cui è partita l'inchiesta un 'verminaio"».

Roberta Rizzo