E per correre solo 100 firme


ROMA. Chi saranno i candidati alla segreteria del Pd? Finora, quando si ipotizzava la selta diretta con una sorta di primarie, gli aspiranti segretari erano parecchi. Nei Ds tanto Piero Fassino che Pierluigi Bersani avevano fatto intendere di essere pronti a scendere in campo.
E lo stesso si era detto per Anna Finocchiaro, capogruppo dell'Ulivo al Senato.
Nella Margherita oltre a Dario Franceschini, capogruppo dell'Ulivo alla Camera, anche Francesco Rutelli sembra allettato all'idea di candidarsi, se non altro per una conta del suo peso elettorale interno al Partito, in chiave anti-Marini. Il meccanismo adottato ieri però riapre tutti i giochi. E rimescola le aspirazioni dei diversi leader.
Ad oggi, ma l'appuntamento è sufficientemente lontano per prevedere scenari del tutto nuovi, i più sono propensi a scommettere sulla competizione tra i due capigruppo dell'Ulivo, Franceschini e Finocchiaro.
Niente impedirà poi che tra i soliti noti si inserisca qualche outsider, sul modello di Ivan Scalfarotto.
«La politica è gara e io vorrei che il 14 ottobre si vada a un voto su liste diverse, plurali, una gara effettiva e senza nessun posto prenotato». Romano Prodi, inizialmente contrario all'operazione, dà ora il suo placet alla scelta del futuro segretario del Partito Democratico. E' stata dura ma alla fine i 45 membri del comitato promotore del nascente Pd hanno trovato l'accordo sulle modalità di elezione del futuro numero uno del partito.
Per i dettagli è ancora presto ma sarà l'Assemblea costituente a investire il futuro segretario e non il plebiscitario meccanismo delle primarie con il quale successivamente sarà scelto il candidato premier. I delegati della Assemblea saranno però scelti dagli elettori di Ds e Margherita sulla base di liste collegate a loro volta a un candidato segretario.
L'appuntamento è fissato per il 14 ottobre e sarà decisivo non solo per il futuro dei Democratici ma a anche per capire chi potrebbe essere il successore di Romano Prodi alla guida del centrosinistra. Basteranno 100 firme per poter presentare una lista in uno dei 475 collegi, per un totale di 2400 eletti, spiega Romano Prodi, per nulla preoccupato di dover convivere con un segretario forte.
Perplessità avrebbe invece espresso Walter Veltroni, presente ieri alla riunione dei 45. Per il sindaco di Roma, pronto ad accettare le scelte fatte a maggioranza dal Comitato, il pericolo di eleggere il segretario su liste contrapposte è che nel nuovo partito non si riesca a superare il dualismo di partenza tra Ds e Margherita, trasformando le elezioni in una conta.
I veltroniani inoltre avrebbero insistito sul rischio che un segretario forte potrebbe avere un impatto imprevedibile sulla tenuta dell'esecutivo.

Maria Berlinguer