Hamas annuncia la «liberazione» di Gaza
ROMA. «Quella odierna è la seconda liberazione di Gaza. La prima avvenne quando scacciammo i coloni israeliani nel 2005 e adesso perchè abbiamo vinto i loro collaboratori»: si tratta della voce trionfante dello speaker di Hamas Sani Abu Zuhri, che chiama ormai i fedeli del presidente Abu Mazen dei 'collaboratori" e ordina di issare le bandiere verdi dell'organizzazione integralista islamica di Hamas sul tetto del Mukhabbarat, il quartier generale della sicurezza dell'Anp a Gaza city, teatro fino pochi minuti prima di aspri combattimenti tra gli uomini di Hamas e i quelli di al-Fatah. In serata, il presidente Abu Mazen ha proclamato lo stato d'emergenza sui Territori, sciogliendo il governo di unità nazionale.
Ammettendo in pratica la divisione geografica e politica dell'Amministrazione nazionale palestinese, e annunciando elezioni anticipate da svolgere appena possibile. L'edificio delle forze di sicurezza, uno delle ultime roccaforti rimaste in città in mano dei miliziani all'ordine del presidente, è stato semidistrutto e a battaglia conclusa ben 18 cadaveri dei guerriglieri di al-Fatah sono stati estratti dalle macerie. Hamas ha anche sostenuto di aver 'giustiziato" uno dei maggiori capi di al-Fatah a Gaza, Samih al Madhun, catturato nella sede di Mukhabbarat, ma le fonti giornalistiche locali dicono che i capi dei 'servizi" di al-Fatah erano stati prontamente messi al riparo in un albergo a Ramallah con l'aiuto degli israeliani. Intanto, le televisioni arabe mostravano file dei poliziotti palestinesi nudi e con le mani alzate che abbandonavano le proprie impostazioni sotto la minaccia dei mitra di Hamas.
Che la striscia di Gaza sia quasi totalmente sotto il controllo di Hamas è ammesso anche dai capi di al-Fatah in Cisgiordania. Gli scontri erano in corso ieri sera ancora nel quartiere residenziale di Gaza city, Muntada, ma nello stesso tempo arrivavano notizie dai valichi tra Gaza e Israele, dove i militari palestinesi abbandonanavano le loro postazioni, lasciando il controllo delle frontiere ai miliziani della Brigata Ezzeddin al-Qassam, il braccio armato di Hamas. Gli uomini di Hamas hanno inoltre marciato ieri verso il Valico di Rafah, ai confini tra Gaza e l'Egitto. Di fatto, dunque, i territori palestinesi sono lacerati in due parti, Gaza in mano di Hamas e la Cisgiordania sotto il controllo del'Olp e di al-Fatah, a una settimana di una viotenta guerra civile che complessivamente ha lasciato sul terreno oltre cento morti e alcune centinaia di feriti.
Si sono riuniti ieri a Ramallah, in Cisgiordania, il Comitato centrale di al-Fatah e l'Esecutivo dell'Olp per chiedere al presidente Abu Mazen la proclamazione dello stato di emergenza sui Territori, la fine del governo di unità nazionale e la proclamazione di un governo di emergenza. E più tardi, un ordine diffuso dall'ufficio di Abu Mazen, annunciava la fine del governo che tre mesi fa era stato composto con i ministri provenienti da Hamas e dall'Olp e lo stato di emergenza su Palestina, che ha sancito implicitamente la divisione dei territori palestinesi.
Abu Mazen ha esitato a lungo prima di sciogliere il governo con Hamas nella speranza di un esito positivo della tenacia mediazione dei 'servizi" egiziani tra Hamas e al-Fatah. Oggi pomeriggio nella capitale egiziana sono comunque attesi i ministri degli esteri dei paesi memebri della Lega araba, convocati d'urgenza per discutere del dramma palestinese, ma le speranze per una dialogo di pace tra le fazioni contrapposte palestinesi sono minime. Lo stesso Amr Mussa, segretario della Lega araba ha detto che ieri che 'se fallisse anche questo ultimo tentativo, le conseguenze saranno gravissime".
Sono tremende anche le ripercussioni della guerra civile palestinese all'interno dello Stato ebraico, con la nascita di una Repubblica islamica, quella a Gaza, a pochi passi delle loro frontiere. Fonti locali dicono che i carri armati israeliani hanno sparato ieri contro i palestinesi a Rafah, a sud di Gaza, uccidendo quattro civili, tra cui tre bambini, ma Israele ha smentito l'episodio. Molta ansia anche in Giordania, dove il governo è convinto che a muovere le fila della crisi siano delle 'potenze regionali", cioè, l'Iran e la Siria.