Valenzana, Bisoli si presenta «Prometto divertimento Qui c'è un progetto serio»
VALENZA. Mi manda Carletto Mazzone, firmato Pier Paolo Bisoli. E' il biglietto da visita del nuovo allenatore della Valenzana, prossimo alla firma del contratto con il club orafo. Bisoli ha giocato da mediano per 10 stagioni in serie A, guidato dai boss della panchina: sette anni con Carletto Mazzone, poi Trapattoni, Tabarez e Radice. Il trainer rossoblu rilascia una intervista a 360 gradi.
Non solo calcio, ma anche impegno sociale e antichi valori. «Il calcio è un gioco ma nessuno se lo ricorda più e noi poveri allenatori navighiamo sempre in acque tempestose». Bisoli a 41 anni è ancora animato da un sano entusiasmo per il pallone. Crede ciecamente nel suo lavoro e prima di firmare un contratto cerca negli occhi dei dirigenti la sua stessa passione. Con il vulcanico Alberto Omodeo è scoccato immediatamente il feeling e non poteva essere diversamente. In 20 anni trascorsi negli stadi, metà dei quali in serie A, Bisoli ne avrebbe di aneddoti da raccontare. Nel 2000, ad esempio, al 'Renato Curi" in campo c'era anche lui, con la maglia del Perugia, in quella gara sospesa da Collina per la pioggia e che costò alla Juve uno scudetto. «Io c'ero e garantisco che Collina prese la decisione giusta», giura Pier Paolo Bisoli. Lui, cosi impegnato nel sociale a far del bene a tutti (è donatore di midollo osseo e partecipa ad innumerevoli iniziative benefiche), quel giorno contribui a trafiggere i bianconeri. E' di origini semplici: «Vengo dalle montagne, la mia famiglia era povera. Mi sono fatto le ossa da solo». Il calcio gli ha regalato fortuna, ricchezza ed onori. «Ma ho anche imparato che chiunque può colpirti alle spalle, i pochi amici sono un vero tesoro». Ed ecco spiegato il balzo, nel 2002, dalla Pistoiese (serie B) al Porretta (Promozione), la squadra della sua città. «Quando giocavo in serie A feci una promessa agli amici d'infanzia: chiuderò la carriera da voi. Cosi è stato: ho fatto l'allenatore-giocatore per due anni, ottenendo un quarto e un quinto posto». Mantiene sempre le promesse? «Si, però una stecca l'ho data. Cinque anni fa sono stato eletto consigliere comunale con un plebiscito di voti a Porretta Terme, ma trascorsi due mesi mi sono dimesso dalla carica: avevo capito che anche nei piccoli paesi si vive di politica e di compromessi, e a me non va». Perchè ha scelto Valenza? «Con Omodeo mi sono incontrato alcune volte: il presidente mi piace perchè ha entusiasmo e ha intavolato un discorso serio. Nelle mie scelte ho sempre lasciato per ultimo l'aspetto economico. In queste settimane mi ha cercato una società di C1 del sud che fa 5 mila spettatori a partita: ho rifiutato perchè non vedevo un progetto convincente. La Valenzana invece da anni fa squadre importanti con un budget di tutto rispetto». Se firma, cosa promette ai tifosi? «Divertimento e massimo impegno da parte mia e dei giocatori, che difenderò sempre a spada tratta ma dai quali pretendo moltissimo. Sono stato un giocatore fisico ma da allenatore chiedo alla squadra una crescita di qualità. Valenza può essere un trampolino di lancio, per i miei giocatori, deve diventare il Real Madrid». Il suo modulo preferito? «Lo adatto, ma ho un punto fermo: il vecchio metodista, alla Pirlo per intendersi, davanti alla difesa».
Angelamaria Scupelli