L'anno più nero per la scuola
Per chi ama la scuola quello che si è appena concluso è stato un anno tra i più tristi. Impietosamente la cronaca ci ha flagellato con una impressionante sequenza di cattive notizie.
Gesti di prepotenza e atti di violenza, provocazioni sessuali e consumo di droghe, punizioni esagerate e sempre più frequenti denunce all'autorità giudiziaria. Questo il quadro. Tra le vittime: disabili, studenti timidi e magari diligenti, ragazze, gli stessi insegnanti. Il tutto regolarmente filmato con il cellulare. Quando il ministero ha attivato il numero antibullismo, in pochi giorni sono arrivate migliaia di chiamate, equamente distribuite tra insegnanti, studenti e genitori.
In questo che molti hanno definito l'anno nero della scuola, anche Vigevano ha il suo episodio di bullismo che finisce sul tavolo del magistrato, a seguito della denuncia di un genitore. Come ci segnalano anche altri recenti episodi accaduti nella nostra zona, il malessere è diffuso, e può coinvolgere le grandi città cosi come le tranquille scuole di provincia. Ma l'episodio di Vigevano sottolinea anche un altro aspetto preoccupante. La scuola è sempre meno capace di affrontare e gestire i conflitti che nascono al proprio interno e che hanno a che fare con la convivenza civile, il rispetto reciproco, la tolleranza delle differenze. Questi conflitti si trascinano sempre uguali, anche per lungo tempo, finchè si arriva ad un punto di rottura e viene chiamata in causa l'autorità giudiziaria. A tutelare diritti che si ritengono calpestati. E' come se venisse delegato al giudice qualcosa di essenziale, che il mondo della scuola nel suo complesso - studenti, genitori, insegnanti - non si sente più in grado di fare: educare.
E' un brutto segnale. Se i ragazzi non imparano a scuola a gestire i conflitti e ad affrontare le responsabilità, dove lo possono imparare?
Riccardo AgostiniVigevano
Mortara, il ritorno
di belle abitudini
Mi sorprendono le perplessità ed i primi piccoli contrasti sorti a Mortara da parte di alcuni esponenti politici locali e relativi alla volontà del neo-sindaco Robecchi di voler svolgere la prima seduta d'insediamento del Consiglio Comunale in pubblica piazza davanti alla cittadinanza cosi da poter avvicinare le istituzioni alla gente.
Partendo dal presupposto che l'idea del Sindaco di Mortara credo sia ottima e legittima, cosi agendo Robecchi e la nuova giunta municipale non scoprono nulla di nuovo in quanto già alcuni anni fa l'allora sindaco di San Genesio ed Uniti Giampiero Zetti a guida di un monocolore leghista ebbe l'audacia di svolgere in piazza il giuramento d'insediamento davanti ai propri cittadini. Sempre l'allora sindaco Zetti ebbe modo di caratterizzare politicamente e storicamente il proprio paese con iniziative anche clamorose che, in perfetto spirito leghista dell'epoca, produssero molte infuocate polemiche ma furono anche intelligente strumento per sensibilizzare l'opinione pubblica su alcune tematiche sentite dalla propria cittadinanza. Oggi, se riproposte in versione modernizzata dal Sindaco Robecchi per Mortara, a quali risultati concreti potrebbero portare iniziative del genere per un territorio, come quello lomellino, più che mai bisognoso ed ansioso di avere nuovi programmi e progetti?
A Robecchi ed a tutti gli altri sindaci appena eletti va il mio più sincero augurio di buon lavoro.
Elena Depaolivia e-mail
Il diritto canonico
tutelato in Italia
In margine allo scritto di don Franco Tassone comparso il 5 giugno ho tre osservazioni.
1) Il fatto che «le misure prese nell'ambito del diritto canonico per perseguire i crimini di natura sessuale commessi dal clero e la denuncia dei responsabili alle autorità dello Stato costituiscono due vicende del tutto diverse» dispensa forse le gerarchie vaticane dal dovere, che è di ogni cittadino, di denunciare all'autorità giudiziaria, o quanto meno alla polizia, l'autore di un gravissimo reato, che potrebbe nuocere ancora? E' sufficiente accontentarsi, come troppe volte avviene, di trasferirlo ad altra sede?
Forse si può sostenere che questo sia ammissibile in Italia, dove il Concordato del 1984 all'art. 12 dice che gli ecclesiastici non sono tenuti a dare informazioni su persone o materie di cui siano venuti a conoscenza in ragione del loro ministero. Ma in tutto il resto del mondo questo trattamento di favore non ha luogo, e ben lo sanno i vescovi americani che si son trovati a dover vendere i loro palazzi per risarcire le vittime dei preti pedofili.
2) Perchè - interroga don Tassone - «di fronte agli abusi sessuali, che secondo i dati forniti dall'Onu colpirebbero circa 150 milioni di bambini, non si fanno inchieste e non si denunciano fenomeni come il turismo sessuale, come la pedopornografia, lo sfruttamento sessuale di minori?» La risposta è ovvia: quei dati sono forniti appunto come risultanze di inchieste condotte dall'Onu e suonano come denuncia a tutti gli Stati membri. Ai quali tocca, e non all'Onu (che non è titolare di nessuna sacra missione conferita da questa o quella divinità) perseguire i colpevoli secondo le leggi di ogni singolo Stato.
A ciascuno l'Onu si rivolge solo come organismo umano che tutela l'umana aspirazione alla pace. Che molti Stati non agiscano col necessario rigore, o, peggio, se ne rendano complici per cinica convenienza di guadagno per elementi della società che rappresentano, non è colpa dell'Onu, come non lo sono altri fenomeni, la droga, l'incitamento all'odio razziale o religioso, la condizione subordinata della donna, e gli innumerevoli tabù antiscientifici che tribolano la vita a una quantità di cittadini onesti.
3) Rendiamo omaggio alla serietà e alla dignità con cui un alto prelato - mons. Rino Fisichella - si è comportato nel dibattito televisivo sul documento della Bbc. Ma riconosciamo anche l'obiettività del conduttore Santoro e il suo coraggio nel portare avanti, in questa Italia 2007, con tutte le pressioni e minacce che la destra ipocritamente clericaleggiante, e perfino qualche teocom della cosiddetta sinistra, hanno messo in atto per bloccarlo a ogni costo, alla Rai, sulla stampa, in Parlamento. Non è un caso che il dibattito sia stato seguito con estremo interesse da un numero di spettatori dieci volte superiore a qualsiasi manifestazione di piazza.
Giorgio PiovanoPavia
Rea, un imbarcadero
con qualche problema
Lunedi 4 giugno mi sono recato a Rea per vedere l'imbarcadero sul Po: la struttura che dovrebbe consentire, nelle lodevoli intenzioni degli amministratori locali e regionali, di attivare un servizio di navigazione fluviale. Credevo che il giorno prima si fosse proceduto, come avvenuto ad Arena Po, all'inaugurazione dell'attracco. Sono rimasto sorpreso ed amareggiato nel vedere la situazione di degrado in cui versa l'area circostante l'impianto. Nell'area attrezzata per la sosta le erbacce sono ad altezza d'uomo e le tre panche con i tavoli completamente divelte.
Sono rimasto sorpreso perché ho imparato a conoscere i Reesi come persone con un alto senso civico, concreti e amanti del loro fiume. La loro Pro Loco poi è un esempio di dinamismo. Non conoscendo le cause di questa situazione non posso certamente rivolgere critiche a chicchessia. Mi auguro solamente che gli amici Reesi possano risolvere i problemi.
Adriano SampellegriniBressana Bottarone