La Quercia indignata, la Cdl prudente


ROMA. L'alta tensione accumulata nei giorni scorsi non è per il momento esplosa in nessuna bagarre. I testi delle intercettazioni che puntualmente trapelano faticano a scatenare la rissa politica. Dal quartier generale Ds trapela per ora solo un silenzio guardingo, mentre il centrosinistra liquida le indiscrezioni come pettegolezzi privi di valore sia giudiziario che politico. E con le eccezioni rumorose di Storace e qualche leghista, anche il centrodestra sceglie per ora la linea della cautela. Dalla Quercia arriva per ora soltanto il commento lapidario di Pierluigi Bersani.
A chi gli chiede dei timori per le intercettazioni di D'Alema, Fassino e Latorre, il ministro si limita a replicare: «Proprio non ce ne interessiamo».
Walter Veltroni esprime stima per D'Alema e Fassino, aggiungendo che la diffusione di queste intercettazioni rivela quanto sia in crisi il sistema democratico. E per il momento non si rinnova l'avvelenato conflitto sommerso che si scatenò un anno fa fra Democratici di sinistra e Margherita, quando ad esempio Arturo Parisi denunciò una nuova «questione morale» scatenando l'ira della Quercia.
«Non ho mai amato guardare le cose dal buco della serratura - sostiene oggi il ministro prodiano - e quando ho qualcosa da dire la dico a voce alta». Ma commentare questi fatti, aggiunge, significherebbe avvalorare comportamenti come il mancato rispetto del segreto istruttorio. E per il coordinatore della Margherita, Antonello Soro «non ci sono elementi di giudizio politico, per quello che abbiamo potuto leggere. Quindi io mi astengo da qualsiasi giudizio su una cosa che di politico non ha proprio nulla».
Anche Antonio Di Pietro avverte che «intervenire, strumentalmente, su una indiscrezione che non ha alcuna rilevanza penale» significa solo «usare la calunnia» per colpire in pubblico uno o l'altro avversario.
E il ministro della Giustizia Clemente Mastella invita alla cautela sia i politici che i giornalisti nel riportare, di seconda mano, intercettazioni di cui «tra l'altro non si capisce l'attendibilità della fonte citata». Il ministro si chiede infatti se «sono vere le frasi riportate» o se non siano piuttosto «frasi ad effetto scolpite nella memoria e poi rilanciate alle agenzie».
Nel centrodestra il primo a partire all'assalto è invece Francesco Storace. «Ora D'Alema e compagnia hanno un modo per far sognare gli italiani: andandosene a casa, dopo che viene alla luce lo sconcertante intreccio di complicità, condito dagli inviti a non parlare al telefono perché sotto controllo...».
A seguirlo è però solo il leghista Roberto Castelli secondo cui addirittura l'indulto sarebbe stato pensato apposta «per evitare che qualcuno che ancora non era in galera potesse finirci». E l'ex ministro della Giustizia accusa i magistrati di aver colpito i «furbetti del quartierino», ma non i «furboni».
Per Forza Italia, Fabrizio Cicchitto assicura invece di non voler fare un «uso violento e politico» delle violazioni del segreto istruttorio come è stato fatto in passato. Avverte anzi che «si sta aprendo una partita assai pericolosa, inquietante e dagli sbocchi imprevedibili», anche se non rinuncia a sottolineare il collegamento, «per motivi economici e politici», fra i Ds e la scalata della Bnl da parte di Unipol.
In sintonia con il basso profilo anche Alleanza Nazionale. Per Gianni Alemanno bisogna «evitare di creare polveroni su polveroni». Mentre per Ignazio La Russa «il dissesto del governo Prodi è cosi evidente che non è necessario mettere altro fango nel ventilatore».

Andrea Palombi