Tanti bambini a rischio tra le macerie
PAVIA. Sono più di duecento ormai gli abitanti dell'ex Snia. E continuano ad arrivare dal milanese, portandosi dietro i bambini. Tanti e a rischio. Mendicano ai semafori, fuori dai supermercati. E vivono in condizioni igienico sanitarie disastrose. Con una minaccia silenziosa, quella della tubercolosi. Si contano già sulle dita di una mano i casi di adulti che l'hanno contratta. E che vengono curati nelle strutture pubbliche. Ma i bambini vivono, dormono, mangiano con loro. Per alcuni sono già scattati i controlli di prevenzione al presidio di viale Gorizia.
Ma sono ancora tanti quelli che sfuggono alle maglie del controllo sanitario. Che crescono tra topi, rifiuti, carenza di acqua, in un'emarginazione desolante. L'ipotesi, lanciata dai volontari e dalla Casa del Giovane, di trasformare una cascina in una struttura di accoglienza per le famiglie con figli, è tramontata. E avrebbe comunque richiesto tempi lunghi. «Siamo consapevoli di aver davanti a noi qualche anno per gestire questo tentativo di integrazione ed emancipazione - spiega don Franco Tassone - Un lavoro in prospettiva. Ma adesso si deve agire comunque per evitare che la situazione diventi esplosiva». E' imminente un giro di vite per i romeni che occupano gli alloggi popolari. Le due famiglie che occupano le case comunali di via Lunga sono state sollecitate a liberare i locali. Uno sfratto annunciato da tempo. Il Comune ha atteso la fine delle scuole, frequentate dai figli. Ma non finiranno sulla strada: la loro destinazione dovrebbe essere la struttura di Fossarmato. Accanto alle preoccupazioni di carattere umanitario emerge anche il disagio di un quartiere sempre meno disponibile alla convivenza. E' il caso di un imprenditore pavese, uno di coloro i quali detengono una piccola quota nella superficie dell'ex Snia, che racconta. «Mi occupo di scavi per conto dell'Asm, per la posa di condutture fognarie o cavi. Avevo un capannone all'interno della ex Snia. Ho dovuto abbandonarlo perchè, a parte i continui furti, gli interventi dei Rom sui cavi della corrente elettrica provocavano seri danni. Tagliando e allacciando in maniera errata la 'trifase", infatti, capitava che la mattina arrivassi, girassi l'interruttore e vedessi bruciare tutti i macchinari. Inoltre gli operai si rifiutavano di entrare quando si trattava di interventi nel cuore della notte». Poi l'imprenditore, che preferisce restare anonimo, aggiunge un paradosso a un racconto già pesante. «Quando c'era Zorila (un romeno arrestato dalla polizia perchè 'affittava" le baracche taglieggiando i compatrioti ndr) tutto andava bene. Lui controllava chi entrava e chi usciva e non succedeva niente. Poi sono arrivati quelli che si trovano adesso nei capannoni e la situazione è degenerata».