«Diritto alla vita sacro e inviolabile»
ROMA.Il diritto alla vita è «sacro inviolabile e indisponibile» e, inoltre, costituisce «un limite invalicabile da tutti gli altri diritti», compreso quello costituzionale dell'autodeterminazione, fissato nell'articolo 32 della Carta, secondo cui nessuno può essere obbligato al trattamento sanitario. Parole che potrebbero sembrare ispirate da una cattedra religiosa e che invece sono state scritte da una istituzione laica, il gip del Tribunale di Roma, Renato Laviola, firmatario dell'ordinanza che ha respinto la richiesta di archiviazione della posizione di Mario Riccio, l'anestesista che interruppe la ventilazione meccanica a Piergiorgio Welby. Il gip Laviola spiega, in premessa, che il caso di Piergiorgio Welby «presenta caratteristiche peculiari in quanto, molto avvertita anche da questo giudice, è l'esigenza di rispettare la volontà del paziente nella fase finale della propria vita». Ma poi aggiunge: «In merito non si può che ribadire la necessità di una disciplina normativa che preveda delle regole alle quali attenersi in simili casi, fissando in particolare, il momento in cui la condotta del medico rientri nel divieto di accanimento terapeutico. In assenza di tale disciplina normativa, però, al principio sancito dall'articolo 32 della Costituzione o alle altre norme internazionali di grado secondario, non può essere riconosciuta una estensione tale da superare il limite insuperabile del diritto alla vita».
Laviola spiega che sulla morte di Welby, «persona costretta alla completa immobilità, senza possibilità di guarigione ma non in fase terminale e, anzi, con una non breve aspettativa di vita, «hanno influito media e politica».
L'ordinanza del gip è criticata dal difensore del dottor Mario Riccio, l'avvocato Giuseppe Rossodivita. «A un primo esame - dice - l'ordinanza pare viziata da una intrinseca contraddittorietà e illogicità. Il gip riconosce che nel nostro ordinamento il diritto di autodeterminazione del malato e di rifiuto delle terapie possono giungere sino al punto di rifiutare terapie salvavita. Successivamente, però, lo stesso gip afferma, che nel caso di specie, sarebbe stato superato il limite invalicabile del diritto alla vita».