La basista e l'amico s'accusano a vicenda
RIVANAZZANO. Lui, lei e gli altri. Lui è Davide Lattanzio, l'imbianchino di Rivanazzano con un passato burrascoso in odore di collusione con l'eversione rossa; lei è Paola Clotilde Grossi, la postina di Casalnoceto che avrebbe fornito informazioni-chiave per preparare l'assalto alle Poste di San Sebastiano Curone; gli altri, infine, sono Daniele Lattanzio, fratello di Davide e presunta «mente» della banda, e il suo braccio destro Guido Palmisano. Un triangolo pericoloso, mentre sembra già cominciato il gioco a scaricabarile.
Uno scambio di accuse reciproche nella tornata di interrogatori seguita agli arresti eseguiti all'alba di lunedi dai carabinieri. Stando a quanto emerso dal fitto riserbo istruttorio, Davide Lattanzio - difeso dall'avvocato vogherese Giorgio Lobianco - avrebbe fatto mettere a verbale che sarebbe stata Paola Grossi a indurlo a contattare il fratello Daniele e a progettare insieme a lui e a Palmisano il colpo alle poste di San Sebastiano, una rapina che sarebbe servita anche a risolvere i problemi economici della donna. A questo proposito, il più anziano dei fratelli Lattanzio avrebbe raccontato al pm che di tanto in tanto la aiutava passandole delle piccole somme di denaro.
Di tenore opposto la versione della postina, la quale avrebbe sostenuto che era Lattanzio a chiederle informazioni utili per l'organizzazione del colpo, informazioni che poi passava al fratello e a Palmisano. Il 55enne ex detenuto del Collettivo verde di Voghera, che dopo l'ultima uscita dal carcere si era stabilito a Rivanazzano, avrebbe anche negato un suo ruolo diretto nell'impresa criminosa: secondo questa tesi, ad agire, bloccando la direttrice dell'ufficio postale mentre si stava recando al lavoro, dovevano essere gli altri due componenti dell'organizzazione.
Rimangono, comunque, da chiarire fino in fondo i rapporti fra lui e la Grossi. Si era parlato, nei giorni scorsi, di una relazione fra i due, ma la donna lo avrebbe escluso, accennando a una semplice amicizia e affermando di essersi riavvicinata negli ultimi tempi all'ex marito.
Al termine dell'interrogatorio, l'avvocato Lobianco ha chiesto la scarcerazione per Davide Lattanzio e, in subordine, la concessione degli arresti domiciliari. L'istanza è ora all'esame del Gip del tribunale di Voghera, Marina Bellegrandi, competente per territorio (visto che l'arresto è stato eseguito a Rivanazzano). Proseguono, intanto, le indagini coordinate dalla procura distrettuale antimafia di Torino. Gli inquirenti sospettano che la banda guidata da Daniele Lattanzio abbia compiuto altre rapine ad uffici postali della zona (in particolare a quello di Montacuto) o ne stesse architettando delle altre. Sotto la lente le armi, due pistole, sequestrate durante il blitz.