Terrorismo, manette a un gruppo di islamici
MILANO. Progettava attacchi kamikaze anche in Italia e in particolare a Milano, il gruppo di islamici finito ieri nel mirino di una nuova operazione anti-terrorismo nel capoluogo lombardo. Nove ordinanze di custodia cautelare sono state eseguite dal Gico della Finanza a carico di cittadini tunisimi e algerini accusati di fornire basi, armi e soldi al Gruppo Salafita.
Si tratta del Gruppo per la predicazione e il combattimento coinvolto negli attentati di gennaio e aprile in Tunisia e Algeria.
Le ordinanze sono state emesse dal gip Guido Salvini su richiesta del pm antiterrorismo Elio Ramondini e riguardano fatti accaduti tra il '97 e il 2001. A incastrare la cellula sono state le dichiarazioni del pentito Tlili Lazar, tunisino estradato dalla Francia nel novembre scorso. Tra le accuse c'è l'associazione per delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo, favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e traffico di droga.
L'operazione, battezzata «Rakno sadess», ha preso il via domenica scorsa con la notifica della prima ordinanza in carcere a Essid Sami Ben Khemais, tunisino, già condannato nel 2001 a sei anni e due mesi e che proprio domenica aveva finito di scontare la sua pena. Un'altra ordinanza è stata eseguita con la collaborazione della polizia inglese a Londra nei confronti di Ignaoua Habib, considerato un elemento di spicco, una sorta di «emiro». Un altro presunto terrorista si trova già in carcere a Guantanamo e gli altri sarebbero morti in attentati o già detenuti.
Il gruppo si componeva di 16 maghrebini (alcuni dei quali già iscritti nelle «black list» dell'Unione Europea, Onu e Usa) e avrebbe usato il denaro ricavato con lo spaccio di droga e il commercio di banconote false, come scrive il gip nell'ordinanza, «per l'acquisto di materiale militare da inviare in Algeria o per finanziare i combattenti che operavano in Paesi più lontani» per conto del gruppo Salafitita ora chiamato «Al Qaida Islamic Maghreb».
Fondamentali le risultanze degli accertamenti bancari e postali che hanno ricostruito come decine di migliaia di euro all'anno, siano state movimentate con destinazione Afghanistan.
Le indagini hanno poi permesso di individuare collegamenti, in corso di conferma, tra «Al Qaida Islamic Maghreb» e i due attacchi di gennaio e aprile a Tunisi e Algeri che hanno ucciso 35 persone. (m.v.)