Rabbia ai funerali
NAPOLI.La commozione più forte della rabbia, e qualche insulto che si leva contro i carabinieri e le istituzioni assenti. Circa quattrocento persone hanno salutato cosi Marco De Rosa, il sedicenne ucciso a Napoli da un carabiniere dopo una rapina. C'erano tantissimi giovani ieri mattina al funerale di Marco, un volto bambino, da bravo ragazzo. Gli amici e i coetanei, stretti attorno alla bara cinta con due sciarpe del Napoli, la sua squadra del cuore e una maglietta con il suo nome. Le parole del parroco Antonio Rotondo, che ha parlato di «una vittima della società di oggi», hanno accompagnato lo strazio dei quattro fratelli e dei genitori nella chiesa di Santa Maria del Buon Cammino. Una famiglia numerosa, con papà Virgilio dializzato per problemi a un rene, che si arrangia con una piccola pensione e qualche lavoretto. E la mamma Antonietta casalinga che da mesi cercava una sistemazione per quel figlio, che non aveva voluto più studiare ed era rimasto l'unico in casa senza un'occupazione fissa. Gli altri, stretti uno accanto all'altro, sono tutti lavoratori, chi in un distributore di benzina, chi in un'officina meccanica. Non ha retto al dolore la sorella di Marco, Antonella, che si è lasciata cadere sul feretro bianco e non si è più alzata.