TRA BULLISMO POLITICO E DEBOLEZZA D'ANIMO E DI POLSO


Fa malinconia e alla fine anche un po' paura questa giornata italiana. Comincia con i riflettori accesi e le istituzioni concentrate su quello che era in origine un litigio da fureria e da buvette. A sera mostra di peggio: un intero campionario di bullismo politico in cui l'opposizione si impegna, si esalta e si realizza. E la denuncia, documentata quanto tardiva, da parte del ministro del Tesoro di come e quando un comandante della Guardia di Finanza abbia praticato slealtà e raggiro contro il governo e abbia tentato di usare stampa e magistratura contro l'esecutivo.
Una lunga azione di boicottaggio, tanto lunga e ripetuta da imporre la domanda: per quale mai debolezza, d'animo o di polso, sia stata dal governo tollerata. E perchè per rimuovere un tal generale si sia giudicato congruo il doppio prezzo di una «buonuscita» all'ufficiale infedele e del «dimezzamento» di Visco e delle sue deleghe. Violenza dell'opposizione e debolezza del governo fuse insieme in una giornata triste.
Nello stesso giorno i grandi paesi del mondo si affannano e litigano su missili e democrazia, sul clima e la sua metastasi, letteralmente sul futuro concreto del pianeta. Ci sarebbe anche l'Italia tra quegli otto grandi paesi e il suo Parlamento è in contemporanea riunito e fibrilla. Però non su armi ed effetto serra, ma sulla guerra di carta tra Speciale e Visco.
La storia, tutta la storia nasce malinconica. Un vice ministro di brutto carattere e di ottima competenza e un generale di molte amicizie e pennacchi. Non si piacciono, il ministro prova a togliergli potere e il generale lavora «in proprio». Il governo non sa, come sarebbe suo diritto e come sarebbe anche logico, sostituire subito il generale. Se lo tiene per un anno, tempo in cui il generale si ingegna a raccogliere e imbrogliare carte. Poi, quando le passa al giornale dell'opposizione, il governo perde insieme la pazienza e la lucidità. Rimuove il generale ma gli offre buonuscita confessando cosi la sua incertezza, politica e amministrativa. E completa il pasticcio sospendendo, dimezzando a tempo il vice ministro. Lo fa perchè un altro ministro minaccia lo sfascio se non arriva il dimezzamento del collega. Una storia, un litigio di fureria e di buvette che, lasciato riposare, fermenta e muta in un confronto tra implicita sedizione con sponsor politico e impotenza maldestra di chi governa.
L'opposizione si tuffa nella storia e nel mosto. Ne esce ebbra, mischia e grida «Unipol», «elezioni» e «tasche degli italiani». Cavilla, minaccia. Limpida è la sua tesi: se Visco e Speciale non stanno insieme, la soluzione è elezioni anticipate. Al voto subito come soluzione contro l'incombente zanzara tigre? Ci arriveranno. Qualcuno arriva, visto che di finanza si parla, ad infilare la richiesta: meno tasse o almeno meno controlli. Per un altro giorno, un altro ancora, il Senato è teatro mediocre e mercato minimo. Si vota e il governo si salva. Nel senso che non cade. Resta li, appeso a un filo perchè immobile e immobile perchè appeso a un filo.
E l'opposizione? Manda il generale a raggiungere Apicella e la Brambilla nel pantheon dei sui nuovi eroi. Si, è stata una malinconica giornata. Grigia da far paura. «Fermiamoci» implora e consiglia la Finocchiaro. Ecco, è meglio.

Mino Fuccillo