La pioggia non è più «maltempo»

Leggo sulla «Provincia pavese» del 25 maggio che il Ticino è in grave sofferenza, la secca è da primato, con un livello di meno 4,69 metri rispetto allo zero idrometrico. Da un paio d'anni non riesco più a risalire il fiume in canoa perché l'acqua è bassa e maleodorante. A metà maggio le temperature hanno superato i 30 gradi, con tutti i disagi tipici di un'estate inoltrata. La siccità mette a dura priva l'agricoltura, le centrali idroelettriche ecc. ecc.
L'acqua è la nostra risorsa vitale, il nostro petrolio. Grazie ad essa si è sviluppata l'economia padana, creando con l'agricoltura le premesse fondamentali per lo sviluppo industriale che ci caratterizza. Benedico le risaie, «canal» e le sue sorgenti, i fossi dove da bambino andavo a fare il bagno con gli amici dell'oratorio, sotto lo sguardo vigile del «don» e anche il fango.
Non per niente la mondina, la lavandaia e il barcè sono le nostre icone; siamo legati indissolubilmente all'acqua, siamo gente d'acqua dolce e ci spaventa solo il pensiero che sia in pericolo questa nostra risorsa.
Ne sanno qualcosa le popolazioni del sud del mondo, per le quali la pioggia significa sopravvivenza e per la quale gli stregoni si cimentano in danze propiziatorie.
Non dico che anche noi dovremmo giungere a questo, esibendoci magari in danze collettive in piazza Grande, sotto la direzione del sindaco, per la parte laica, o del vescovo, per quella religiosa, però non sopporto più che la pioggia e il calo della temperatura, escludendo naturalmente grandine e trombe d'aria, vengano ancora definiti, come è avvenuto a conclusione dell'articolo: «L'insegna del maltempo». Capisco benissimo che è un modo di dire, ma anche i modi di dire cambiano nel corso della storia e direi che «maltempo» come sinonimo di pioggia, debba essere quato mai aggiornato, soprattutto da chi si rivolge alla gente d'acqua dolce.
Silvio NegroniPavia

Ex Snia, ignorati
i problemi dei residenti

Siamo due consiglieri del quartiere San Pietro (Pavia Est). Abitiamo entrambi vicino alla Snia, vediamo uscire dall'area prostitute giovani, meno giovani, quando non giovanissime, auto di grande cilindrata, movimenti notturni inequivocabili. Sentiamo i nostri vicini che si lamentano: per aver subito furti e furtarelli o per la corrente che si interrompe con assidua frequenza; il parroco che chiude la chiesa; le finestre chiuse per gli odori che il caldo rende sempre più ammorbanti.
Come è possibile che i consiglieri comunali Campari e Veltri vedano solo poveri bambini, scene deamicisiane, mani che chiedono aiuto senza tenere conto che sono forse le stesse mani che entrano nelle nostre tasche, che rompono le porte delle case, e sempre più numerosi sono i motorini che non si trovano più?
D'altronde la consigliera Campari, quando ha partecipato alla seduta del consiglio di quartiere aperto ai cittadini ha confessato di non conoscere le problematiche dei residenti ed ha, inoltre, solo espresso problemi senza mai parlare delle possibili soluzioni. Fare politica cosi è semplicissimo! Da chi conosce cosi bene i problemi, ci aspetteremmo anche proposte per risolverli!
Va detto, invece, che l'assessore Brendolise non solo ha dichiarato che l'Amministrazione è disposta ad aiutare chi vuole intraprendere il percorso dell'inserimento lavorativo vero e della legalità, ma ha anche lealmente posto con chiarezza i termini quantitativi che il Comune può sopportare.
Questo per noi vuol dire amministrare e non illudere o prendere in giro la gente.
Il Comune, cosi come le organizzazioni di volontariato stanno intervenendo, come è loro costume, con silenziosa discrezione perché da sempre l'opera di carità solidale, di impegno sociale è meritoria nella misura in cui è discreta, sottaciuta, sentita come un dovere e non come una medaglia da esporre e sbandierare a titolo di merito.
Ancor più squallido è farne un elemento di battaglia politica; una base elettorale per le future comunali; un tentativo sfacciato di dividere la maggioranza dell'Unione.
Deve essere chiaro che chi ha a cuore il bene della città non può neanche pensare ad un campo per i rom, né stanziale, né di transito, né di emergenza.
Campari e Veltri non possono imporre una simile iattura a questa città: non si rendono conto che i loro interventi fanno nascere aspettative che inducono altri rom a venire, nella speranza che potranno restare.
Ma evidentemente per loro se l'obiettivo è quello di mettere in crisi una maggioranza il bene della città, la sicurezza dei cittadini, la qualità della vita e la pace sociale contano molto poco.
Speriamo che i lettori, che si rendono conto della situazione, ne prendano atto.
La legalità appartiene a tutti indistintamente, quindi vorremmo che la legalità stessa sia intrapresa da ogni individuo.
Giuseppe Quatraro Luca PiaggiConsiglieri circostrizionali Pavia con Albergati

Le pensioni dei politici
sono sproporzionate

In questi giorni si fa un gran parlare di pensioni. Scalini, scaloni, coefficienti. Vorrei che i nostri politici tutti, dalla destra, passando per il centro, alla sinistra radicale, mi spiegassero perché un lavoratore deve rimanere in produzione 40 anni per avere una pensione quasi al limite della sopravvivenza, mentre un parlamentare, dopo tre o cinque anni, seduto su una poltrona in parlamento con aria condizionata in estate e caldo in inverno ha un vitalizio che non è sicuramente una pensione da fame come hanno quei pensionati con la cosiddetta «minima sociale».
Io mi sentirei di fare una proposta! Quando uno siede in parlamento è impegnato, secondo me, per la maggior parte delle volte tre giorni alla settimana (i rimanenti giorni non si sa dove sia); facciano anche loro 5/6 giorni di lavoro come tutti i lavoratori dipendenti. Forse non si rendono conto che sono pagati con le tasse di chi lavora! Vengo al dunque: i contributi di un parlamentare che faccia un anno o più devono essere cumulati con gli altri contributi maturati in altre attività lavorative e deve valere «anche per loro» la regola seguente: arrivati ai 40 anni di contribuzione «se ne vadano in pensione», cosi ci potrà essere un vero ricambio generazionale, sia alla Camera che al Senato.
Fabrizio Ghibriali(lavoratore trombato da Dini e probabilmente ritrombato da Padoa Schioppa), Robbio