Petacchi, il poker è servito


RIESE PIO X.Alessandro Petacchi vince ancora e fa poker in questo Giro d'Italia. La maglia di leader sempre saldamente sulle spalle di Danilo Di Luca, mentre negli alberghi si registrano controlli doping a sorpresa.
La cittadina di Riese Pio X ospita per la prima volta l'arrivo e il Giro la ripaga con uno sprint mozzafiato, purtroppo preceduto dall'ennesima caduta. Ultima curva, restano da percorrere i 500 metri del rettilineo finale, il francese Mondory arriva lungo e va contro le transenne, con lui cade anche il bielorusso Usov, dopo vanno giù Tiralongo, Mazanti e Arvesen. Un volo terribile, ma per fortuna senza conseguenze serie.
L'idolo di casa Tosatto si ritrova al comando e pensa di poter vincere la corsa della vita, davanti alla sua gente, ma non ha fatto i conti con l'azione di Petacchi. Ale-jet confeziona una volata infinita, forse la più lunga della sua vita, come ha sottolineato una volta sceso dalla bici. Rimonta Tosatto, respinge l'assalto dell'argentino Richeze e taglia il traguardo davanti a tutti, anche se non riesce ad alzare le braccia un po' per la fatica e un po' per la paura di essere beffato in extremis. Lo sprinter centra il poker di successi e appaia Francesco Moser a quota 23: l'ex campione trentino assiste alla volata in sala stampa e applaude in diretta all'exploit del capitano della Milram.
Davvero un Giro con i fiocchi, il 33enne spezzino che vive in Toscana è stato a un passo dal ritiro dopo l'arrivo a Pinerolo, ma poi la sua determinazione ha avuto la meglio e i fatti confermano che è stata la decisione più giusta. Ha resistito sulle Tre Cime di Lavaredo, è andato più che bene sullo Zoncolan e ora si appresta a entrare a Milano con la maglia ciclamino.
Oltre al finale, della corsa resta da raccontare soltanto la fuga di sette coraggiosi, che restano in quattro strada facendo - Engels, Gourov, Renier e Berthou - e vengono ripresi a 6 km dalla fine dal treno della Lampre.
Il Giro d'Italia numero 90, che finora ha fatto il pieno d'entusiasmo e che ha in Di Luca l'indiscusso leader, ha dovuto aprire le porte alla Procura antidoping del Coni che mercoledi sera (su richiesta dei Nas) ha compiuto controlli a sorpresa negli alberghi. Di Luca, Simoni, Mazzoleni e Riccò si sono dovuti sottoporre al prelievo incrociato sangue-urina. Mercoledi il procuratore Torri si è incontrato con i Nas di Firenze e Brescia per un primo esame dell'inchiesta «Oil for drugs», effettuata dai Nas nel 2004. Nelle carte dell'inchiesta, oltre al medico abruzzese Carlo Santuccione, ci sono anche i nomi dei quattro corridori testati.
«Mi hanno fatto cenare alle dieci e mezza di sera», racconta Di Luca, che comunque esibisce la tranquillità dei giorni migliori, quella serenità che lo accompagna dall'inizio del Giro. «Quelli della Procura antidoping fanno il loro lavoro, io non mi sento un osservato speciale. Mi spiace solo che, dopo una tappa dura come quella dello Zoncolan, mi sia toccato andare a cena tardissimo. Ho fatto tutto quello che mi hanno chiesto di fare, hanno controllato il libretto sanitario e altri documenti. Mi sembra assurdo e, tra l'altro, mi hanno anche detto che controlli di questo genere sono fuori dai regolamenti in una corsa in pieno svolgimento». Ma tant'è, e allora un pizzico d'ironia non guasta: «Tanto nel calcio questi controlli avvengono tutti i giorni...», aggiunge Danilo con un sorriso beffardo.
Il procuratore Torri vuole ascoltarla. Preoccupato? «E perché dovrei esserlo? Ripeto, che portino avanti le loro inchieste, io resto tranquillo, non ho nulla da nascondere, la mia posizione tra l'altro è prossima all'archiviazione, devo sentire il mio avvocato, stiamo parlando di storie vecchie. Io voglio godermi questo Giro, credo di essere meritatamente in testa e niente e nessuno mi guasterà la festa».
Nemmeno Schleck? Il lussemburghese dice che nella cronometro di domani ci proverà, anche se ritiene la posizione di Di Luca difficilmente attaccabile. «Andy è un furbetto - replica Danilo - ma io non abbocco».

dall'inviato Piero Anchino