Uccisa dalla madre con dodici coltellate
TRENTO. Un urlo disperato udito a 50 metri di distanza. Lo ha lanciato la piccola Maria Lisa, di appena sei anni, mentre cadeva in casa sotto i colpi - dodici, terribili - di un coltello impugnato dalla madre Sara Bolner. La donna, che ha confessato l'infanticidio, non aveva mai dato manifestato problemi psichici, anzi era molto affettuosa con la sua bambina: «La accompagnava tutti i giorni a scuola, spesso in bicicletta», dice una vicina di casa. Sembrava una donna molto presente nell'educazione della piccola e spesso la si vedeva sorvegliare la bambina mentre giocava con altri bimbi nel giardino di casa. Forse - si spingono a dire alcuni conoscenti - a motivare il folle gesto potrebbe essere stato un momento di profonda stanchezza e di scoramento.
«Qualche volta - dicono - la donna si comportava con noi in maniera strana, con un atteggiamento scostante».
«Non avrei mai voluto vedere quella scena. C'era sangue ovunque». Non basta essere medici per tenere imbrigliate le emozioni. Ieri mattina Giuseppe Brescia, dottore all'ospedale di Mezzolombardo, ha sentito la vita di una bambina di sei anni spegnersi tra le sue mani. Brescia vive con la moglie e i suoi figli in una mansarda nel condominio di fronte a quello della famiglia Concadoro. Ecco il suo racconto: «La bimba era distesa sul pavimento dell'ingresso in una pozza di sangue, c'era sangue dappertutto, anche nella camera da letto matrimoniale. Ho provato a rianimarla, ma con me non avevo alcuno strumento. La bambina era già cianotica. E aveva ferite ovunque: sul dorso della mano, sulla schiena, sotto l'ascella destra, l'arteria radiale recisa. A quel punto ho capito che non poteva essere stato un incidente, come mi avevano detto all'inizio. Tanto che ho subito detto al papà di Marialisa di chiamare i carabinieri.
Si è reso conto che era stata la madre?
L'ho pensato subito. Ho visto anche il coltello. Lei è andato a prenderlo in camera da letto e lo ha consegnato al marito, che poi l'ha appoggiato su un tavolo.
Com'era il coltello?
Un normale coltello da tavola, uno di quelli con le seghette: aveva il manico nero.
La madre come ha reagito?
Le ho chiesto di aiutarmi, di tenere alzate le gambe della bambina mentre io facevo il massaggio cardiaco. 'Sembra morta": questa la frase che ha ripetuto più volte. Ma era evidente che si trovava in una sorta di choc psichico, sembrava assente.
E il papà?
Era angosciato, piangeva. Consapevole probabilmente di quello che era accaduto.
La bimba si è ripresa?
Era agonizzante. Io ho continuato la manovra di rianimazione sino a quando non è arrivato il medico.
Poi cos'è successo?
Hanno continuato a rianimare la bambina, per almeno 45 minuti, forse un'ora. Poi l'hanno portata via in elicottero.
Dall'accoltellamento al suo intervento sono passate decine di minuti. Secondo lei era possibile salvare la bambina se i soccorsi fossero stati chiamati prima?
Difficile dare una risposta. Credo, tuttavia, che la bambina sia morta per dissanguamento». Nel pomeriggio Sara Bolner è stata interrogata a lungo nella caserma dei carabinieri di via Barbacovi. E qui, di fronte al magistrato e agli inquirenti, la donna si è tolta il peso che si portava dentro. «Non mi sentivo adeguata nel mio ruolo di mamma», ha detto. Una giustificazione che non basta a spiegare una tragedia che non ha precedenti.
(g.f.p.)