Garzelli non ha più confini
LIENZ. Per fortuna che c'è Stefano Garzelli a dare un senso a questo blitz in Austria. La sua iniziativa vivacizza la tappa e si conclude con il successo a Lienz, il secondo sigillo nel Giro numero 90. Un Giro che resta saldamente nelle mani di Di Luca. E oggi la terribile scalata dello Zoncolan. La tappa in terra austriaca non nasce sotto una buona stella.
Anzi, parte proprio sotto un cielo nerissimo. Le cattive condizioni del tempo inducono il gruppo a prendere una decisione drastica: ragazzi, niente rischi, si dicono i big in corsa, e cosi viene messa al bando qualsiasi iniziativa di fuga e si resta tutti insieme per i primi 80 chilometri.
L'ignaro Pagoto della Panaria Navigare tenta un'azione di forza ma lo richiamano e lo riportano nel «branco». Bettini parla con Mulazzani, dell'organizzazione di corsa, e gli chiede notizie sul tempo che troveranno in particolare sul Passo di Campolongo.
Lassù, dove è posto il Gran premio della montagna, la colonnina della temperatura segna zero gradi e bisogna pedalare con la neve ai bordi della strada e con la possibilità che venga giù qualche altro fiocco. Rapido consulto tra i capitani, si paventa anche il rischio di un clamoroso stop ed è per questo che è il caso di restare tutti insieme. E infatti Bettini urla: «Se c'è qualcuno in fuga, come facciamo a comunicargli eventuali decisioni?».
Di Luca, il leader del Giro, affianca la macchina di Mauro Vegni della direzione di corsa. «Danilo mi ha chiesto informazioni sul tempo - spiega Vegni - Ho risposto che le condizioni meteo erano in miglioramento e cosi si sono tutti tranquillizzati. La maglia rosa mi ha manifestato la volontà dei corridori di fermarsi in galleria per mettere indumenti più pesanti, mi è sembrata una cosa normale».
Corsa ferma per dieci minuti col gruppo a cambiarsi in galleria e poi di nuovo in bici a passo di lumaca fino a Brunico, quando la carovana rosa dà il via alle prime scintille. Roba da retrovia di classifica, gli uomini di vertice restano allineati e coperti. Scattano in venti, tra questi Caucchioli, Commesso, Serrano Gonzales, Visconti, Joachim e Laverde.
Ma l'azione più importante della giornata è firmata da Stefano Garzelli, che saluta il gruppo a 49 chilometri dall'arrivo, raggiunge e supera come birilli i fuggitivi, scollina solitario il Bannberg (Gpm) e si proietta verso Lienz. Questa elegante cittadina tirolese vanta un rapporto molto forte con il ciclismo. Sfogliando l'album dei ricordi si scopre che nel 1971 da Lienz parti una tappa del Giro con arrivo a Falcade, nel Bellunese, vinta da Felice Gimondi.
Il giorno precedente, successo di Franco Vianelli (oro olimpico nel 1968 a Città del Messico nella prova su strada) con arrivo sul Grossglockner, l'imponente massiccio con la vetta più alta dell'Austria. Nel 1994 l'ultimo appuntamento rosa, da Kranj (Slovenia) e arrivo proprio qui a Lienz, con vittoria di Michele Bartoli.
Tredici anni dopo tocca a Stefano Garzelli, il 31enne varesino che con l'exploit di ieri regala la seconda affermazione alla formazione abruzzese dell'Acqua&Sapone Caffè Mokambo. Lo lasciano andare perché il suo ritardo dalla vetta è di 20', ma ciò non toglie che la zampata in terra austriaca è degna di un atleta con la stoffa da campione. Garzelli cancella nel migliore dei modi la giornataccia sulle Tre Cime di Lavaredo, quando ha chiuso l'arrampicata un quarto d'ora dopo gli altri big.
E oggi l'arrivo sul monte Zoncolan, ultima grande difficoltà della corsa. Di Luca promette un altro attacco per stendere definitivamente Mazzoleni e spedire la maglia rosa verso Pescara; per Simoni, Cunego e il lussemburghese Schleck è l'ultima chance per tentare di sfilare il Giro dalla valigia del capitano della Liquigas. Si annuncia battaglia, le premesse ci sono tutte per un'altra memorabile giornata di ciclismo.
Una curiosità per concludere. A conferma che questo Giro non ha confini, ecco che tra gli ospiti c'è anche l'astronauta Maurizio Cheli, 48enne originario di Zocca, l'unico «non americano» ad aver conseguito l'abilitazione a pilota di Space Shuttle.