Puntate sulla raccolta differenziata

Leggo su «La Repubblica» (28 maggio) che la raccolta differenziata dei rifiuti solidi urbani a Pavia raggiunge il 27%. Il che colloca la nostra città all'ultimo posto tra i capoluoghi lombardi.
Tale valore mi è familiare perché è lo stesso livello che fu raggiunto tra il 1999 e il 2000, partendo dall'11% della fine 1996, e perché in quel periodo ebbi la ventura di presiedere l'Asm (l'ente incaricato del relativo servizio).
Il risultato ottenuto in un tempo tanto breve fruttò a Pavia la qualifica di «Comune riciclone», un titolo assegnato da Legambiente. Da allora, a quanto pare, non si sono fatti progressi; fatto sta che città come Lecco, Varese e Sondrio, rette da giunte di centro destra, presentano percentuali di raccolta differenziata dal 54 al 42.
Per aggiungere un particolare che ha la sua importanza dal punto di vista gestionale, ricordo che ai miei tempi (salvo che inizialmente) il servizio di igiene urbana era guidato da un solo quadro.
Il consiglio di amministrazione successivo, se non erro, ha assegnato allo stesso servizio anche un dirigente.
Con quel che vediamo ogni sera alla televisione, Napoli e dintorni, non c'è bisogno di sprecare tante parole per ricordare l'importanza di una gestione accorta del ciclo dei rifiuti. Anche a Milano si è aperto un dibattito sull'opportunità di programmare un nuovo inceneritore (o termo - valorizzatore).
Di impianti di questo genere, in Lombardia come altrove, bisogna fare un uso accorto. E però evidente che per minimizzare il bisogno di inceneritori, e per mettere in sicurezza il loro funzionamento, la raccolta differenziata è fondamentale.
Sarebbe bene, anche da noi, non abbassare la guardia, anche perché la pulizia, e connessi, di una città dipende da vari fattori, tra i quali la spontanea cooperazione dei cittadini, cooperazione che va continuamente incoraggiata e premiata. Dunque, cari amici Piera Capitelli e Andrea Albergati, siete pregati di provvedere.
Franco OsculatiPavia
Ps: passando dal materiale all'immateriale: tenuto conto che quanto avviene in Campania è frutto di venti anni di errori ed omissioni, come si è potuto inserire nel comitato dei 45 del Partito democratico Antonio Bassolino e Rosa Russo Jervolino? «Largo al merito» non è uno dei mantra dei suoi promotori?


Si deve ritrovare
la Sinistra che non c'è

Ci sono ancora spazio e idee per la «politica» cosi come l'abbiamo pensata, intesa e vissuta in questi sessanta anni di repubblica?
I «facitori» di notizie mediatiche suonano campane a morto. Tempi duri e idee forti avanzano.
A questo si risponde con la somma aritmetica di forze politiche quasi incompatibili tra loro, messe insieme in tutta fretta con la sola prospettiva di governo perché questo è l'unico obiettivo che si dà la politica attuale, prone di paura per chi pensa alla partecipazione come fastidio.
Chi si è chiuso dietro gli orizzonti dei soli c.d.a. (di qualsiasi natura), vede la politica partecipata come un di più, un orpello fastidioso e ingombrante.
Il risiko bancario a cui assistiamo, sia nazionale che internazionale, costringerà non solo le singole forze politiche ma interi Stati nazionali a fare i conti con il gigantismo bancario che deciderà di finanziare tutto e il contrario di tutto.
Quando le banche dettano i tempi della politica, c'è poco da stare allegri. Non ci sono scorciatoie o stratagemmi di corto respiro, bisogna prendere le cose di petto e affrontare i problemi cosi come si presentano, oggi, non domani.
Eliminare sprechi e privilegi che la politica autoreferenziale ha distribuito a larghe mani è il primo passo che questo governo deve compiere, se vuole legittimarsi agli occhi dell'opinione pubblica.
Troppi sprechi e molti privilegi creano malumori e disaffezioni verso la politica, preché chi crea l'informazione cerca di mattere tutti nello stesso calderone senza distinguo alcuno.
Non è stato cosi in altri tempi e non deve esserlo. Vi sono molte forze sane e giovani che possono rappresentare una prospettiva nuova ed una via d'uscita seria e pulita.
Dobbiamo puntare su una classe dirigente che ha ancora voglia e valori da difendere, ritornare ad essere le sinistra italiana, quella sinistra che aveva assunto una connotazione caratteristica all'interno del panorama mondiale; sapendo coniugare sviluppo, progresso, rispetto per l'ambiente, accoglienza, solidarietà ed equità sociale.
In quest'ottica la nuova formazione di Sinistra Democratica può rappresentare un approdo nuovo e propositivo anche per Rc, Pdci e Verdi. Le condizioni storiche ci sono tutte. Possiamo provarci.
Antonio CampanellaPavia

Pavia, grazie a tutti
per i Mille papaveri rossi

Che dire di un happening di mille bambini e di mille papaveri? Che dire di una città sonnolenta, spesso un po' apatica e indifferente che si affaccia ai balconi, alle porte dei negozi, alle finestre dell'Università e applaude e sorride?
Che dire di molti insegnanti provati dal caldo (e alcuni dagli anni) e loro stessi felicemente meravigliati per lo snodarsi festoso e vitale di un corteo che sembrava non avere fine?
Che dire degli anziani che si affiancavano e volevano sapere il significato di tutti quei papaveri e poi dicevano: «Come siete belli!»?
Che dire di un assessore incredulo e commosso e per una volta rimasto senza parole?
Che dire dei moltissimi bambini legati dagli stessi colori, dagli stessi slogan, dalle stesse note musicali e soprattutto dall'idea di pace come valore assoluto?
Che dire? Grazie.
Grazie alla tenacia di Daniela Bonanni, anima idealista e cocciuta, grazie alle decine di insegnanti che ci hanno creduto, grazie ai genitori che hanno collaborato, grazie alle istituzioni (al Comune, al Teatro Fraschini), grazie alla Fondazione de Andrè, alla Provincia Pavese e grazie soprattutto ai mille e più bambini che, come i papaveri, hanno riempito di colore i nostri occhi e di speranza il nostro cuore.
Maria Teresa CameraPavia
Sono un'insegnante e ho partecipato con alcuni alunni «speciali» al corteo di venerdi 25 maggio. Tra le emozioni provate quella di non sentirmi un naufrago (con piccoli naufraghi al seguito) su un'isola abitata.
I miei alunni erano tra i 1300 bambini che, sotto lo sguardo un po' stupito ma compiaciuto dei concittadini, hanno agitato un papavero rosso, hanno cantato canzoni di pace... e non ci siamo sentiti diversi, a riprova del fatto che la pace è uguale per tutti.
Colgo l'occasione per ringraziare l'assessore Bengiovanni che alla domanda: «Tu come ti chiami?», ha risposto semplicemente: «Antonio», accogliendo una raffica di domande con grande disponibilità e a mio parere con affetto.
A Daniela, Maria Teresa, Carlo, agli insegnanti e ai bambini che hanno creduto in questo progetto, la mia riconoscenza per avermi regalato un'emozione all'ombra di «Mille papaveri rossi».
Manuela ScarpaPavia