«Grazie amici, ora sarò il sindaco di tutti»
RIVANAZZANO. «Sarò il sindaco di tutti. Non ci saranno cittadini di serie A o di serie B. Ringrazio tutti quelli che ci hanno sostenuto. E' una vittoria meravigliosa». Sono le prime parole a caldo del neo sindaco di Rivanazzano, Romano Ferrari. La dedica di questo successo va a «tutti i rivanazzanesi che ci hanno votato. A mia moglie Marina, ai miei figli Isabella e Federico. E anche ai miei genitori». Già, i genitori. In prima fila per oltre un mese di campagna elettorale c'è sempre stato Italo Ferrari, sindaco per anni di Montesegale e protagonista della vita politica della Valle Staffora. Ieri era davanti al seggio. Agitato come sempre, proprio come Romano, in attesa dell'esito del voto. E' rimasto li, alle scuole di Rivanazzano, sino allo spoglio dell'ultima scheda: poi è scoppiato in una grande euforia, una grande gioia. Per gli avversari è tempo di riflessioni sull'occasione perduta.
Commenti, reazioni. A partire dal neo sindaco Romano Ferrari. «Questa è una vittoria di tutti i miei amici di Rivanazzano che mi hanno aiutato - dice - sia quelli che erano in lista con noi sia quelli che ci hanno appoggiato da fuori. Questa è la vittoria di un gruppo che per due anni e mezzo è stato in minoranza salvando Rivanazzano. Ringrazio il mio partito, gli amici di centrodestra che hanno fatto una campagna elettorale eccezionale. E non per ultimo voglio ringraziare un carissimo amico che ha creduto in me: Giovanni Alpeggiani». E ancora: «Il mio motto era quello di voler essere il sindaco di tutti. Ora lo sono». Euforico Antonio Chiappini: nella lista di Ferrari è il candidato che ha raccolto il maggior numero di voti. «Questa è una vittoria che abbiamo costruito dal giorno della sconfitta di circa di 3 anni fa - dice - Sicuramente chi aveva vinto le elezioni ed ha amministrato Rivanazzano per questi tre anni non aveva le capacità per farlo. Il nostro è un gruppo che ha tante idee».
Giovanni Alpeggianinon perde un attimo della festa. L'ex consigliere regionale Psi pare uno degli ospiti d'onore. «Sono davvero soddisfatto perchè ha vinto una persona che ho portato io nel mondo della politica. Questa è una vittoria di famiglia, perchè Romano fa parte della mia famiglia. Ha vinto un amico che avevo appoggiato a Voghera, dove era stato eletto consigliere. Conoscevo le sue qualità e per questo Romano aveva le carte in regola per fare il candidato sindaco a Rivanazzano e per vincere. E cosi è stato. Perchè Romano è diventato sindaco in un momento in cui c'è bisogno di persone che si mettano a disposizione degli altri, perchè è giunta l'ora di inaugurare una nuova stagione politica: quella della non arroganza».
Aurelio Torriani, sindaco di Voghera, non si nasconde. «Ho sostenuto sin dall'inizio l'amico Romano. E sono soddisfatto per questa vittoria perchè significa riprendere quel cammino che era iniziato con l'onorevole Fabbri e che si era interrotto negli ultimi tre anni quando Fabbri aveva lasciato Rivanazzano. Rivanazzano e Voghera devono collaborare insieme: ci sono sinergie, come l'aeroporto, la tangenziale che possiamo affrontare insieme».
Chi non brinda.
Tra i battuti rilascia il suo commento Giancarlo Piaggi. «Accetto la sconfitta. Non era certo una questione di vita o di morte. Un accordo con Bertelegni? Si poteva fare, forse avremmo vinto. Ma con il senno di poi non si conclude niente. Noi non siamo partiti politici ma persone. Io ero disposto a farmi indietro. Se lo avesse fatto anche Bertelegni e avessimo candidato un'altra persona oggi (ieri per chi legge, ndr) forse saremmo qui a festeggiare. Ma ha vinto Ferrari e toccherà a lui governare a Rivanazzano». Beniamino Barbieri, il sindaco uscente, riflette e polemizza: «Accetto il risultato elettorale e faccio gli auguri di una buona amministrazione a chi ha vinto sperando che amministri nell'esclusivo interesse della cittadinanza. Tutti gli elettori che non hanno votato la lista numero tre saranno riconoscenti in modo particolare agli ex assessori Bertelegni, Spalla e Passoni di aver consentito che vincesse la lista di Romano Ferrari».
Alessandro Disperati