Sacco, la rivincita continua
PAVIA. Il bello delle imprese impossibili è che generano simpatia diffusa, che si affrontano con il sorriso e che talvolta riescono. L'Edimes la grande-vigilia la vive con questo stato d'animo. Pesaro è nata per vincerlo il campionato, ma ha abbandonato presto l'idea di sprintare prima sul traguardo. Tra le varie traversie affrontate, quelle che talvolta rafforzano, ha cambiato allenatore, ha inserito l'ala-grande White a dicembre mandando a casa Mathis e poi ha chiamato Fultz a fine marzo perché serviva un playmaker. Non a caso il giemme Montini aveva chiesto Stanic a Pavia. Una genesi problematica, che ha prodotto il quinto posto dopo la regular-season, con solo 3 vittorie in più dell'Edimes. La ScavoSpar, che raccoglie il cuore della Victoria Libertas trapiantato nel corpo di Pesaro2, si è poi presentata ai play off con piglio diverso, ha fatto filotto contro Ferrara e Rimini e se oggi venisse lanciato un sondaggio riceverebbe il 99% dei consensi a livello di pronostico. Pesaro, però, dovrà prima di tutto esorcizzare l'enorme pressione dei 10mila dell'Adriatic Arena. Che hanno negli occhi ancora Daye, Costa, Magnifico e Silvester solo per fare alcuni nomi dei grandi che hanno vestito il biancorosso. L'Edimes, allora, uscita stanca dalla semifinale, affronta gara1 persino un poco curiosa. Conscia che se hai sbattuto fuori Cremona e Jesi, le qualità ci sono. E Pesaro lo sa.
Poi c'è Giancarlo Sacco. Un altro fattore che preoccupa quelli dell'Adriatico. Il coach che ha segnato la nuova vita di Pavia è uno di loro, nato 50 anni fa nella città di Rossini, la «Vuelle» come casa, l'esordio in panchina a sfiorare lo scudetto contro la Milano di Joe Barry Carroll. Nel 1990, poi, Sacco portò la sfida a Pesaro guidando Varese. Lo scudetto se lo presero Daye e soci, ma come sarebbe andata a finire se non si fosse rotto Meo Sacchetti non lo sapremo mai. Acqua passata. Per fortuna c'è il presente. E che presente.
Coach, che effetto le fa contro la Scavolini?
«Provo sensazioni normalissime, quelle di ogni vigilia. Siamo concentrati».
Battere Pesaro avrebbe però un gusto particolare.
«Alla mia età ho superato la fase infantile. E alle rivalse non penso minimamente».
Però Sacco era a spasso dopo tante squadre deboli raccolte in situazioni disperate. Una bella rivincita.
«Io il mio lavoro l'ho sempre fatto. Un allenatore deve prendere il massimo dai giocatori di cui dispone. A Trapani l'anno scorso ho fatto giocare in serie A molti che ora sono dispersi nelle minori. E' vero che i manager o i presidenti quando scelgono un tecnico guardano vittorie e sconfitte. Ecco, se un giorno dovessi passare dall'altra parte della scrivania, di un tecnico valuterò il lavoro e non i risultati».
A proposito di scrivania: Bianchi fa intendere che resterete insieme.
«Io e il presidente abbiamo parlato con serenità di tante situazioni. Però i contratti sono cose serie e le persone serie fanno una cosa alla volta. Con Pavia c'è feeling, ma sono concentrato su ben altro».
Il 2-0 su Pesaro in stagione regolare cosa significa?
«Che non ci prenderanno sottogamba».
Come arriva l'Edimes alla finale?
«Il problema è solo fisico. L'aspetto morale, di tecnica e voglia è un fattore acquisito».
E la Scavolini?
«Ha una panchina chilometrica e ha lasciato che fossero Caserta, Rimini e Rieti a schiattare sul primo traguardo. Pesaro fa i play off fresca e tranquilla. Ha ragione Maggioli: sono uno squalo che ha sentito il sapore del sangue».
Qualche indicazioni sulle scelte-partita?
«Dico solo che non ci saranno situazioni affrontate contro Cremona e Jesi».
Però la proposta dovrebbe essere meno fisica.
«Questo perché hanno tanto talento. Con Fultz però hanno colmato la voragine nelle rotazioni dei piccoli».
E poi potrebbero fare fatica contro Monroe.
«Pesaro ha sempre sudato contro i piccoli che si buttano dentro. Però sarà preparata. O Chris o Rush, uno del genere gli sarebbe capitato».
Con Jesi avvio terribile e rimonta. Cosa vuol dire arrivare in finale cosi?
«Che contro Pavia non si può mai stare tranquilli».
A febbraio Pesaro cadde al PalaRavizza e lei c'era. I temi di quella partita li rivedremo anche in finale?
«C'è tanto di quella sfida nelle prossime che vivremo. Ad esempio il duello Gatto-White. Anche se le chiavi sono molte. La differenza grande, però, è che loro a metà partita calarono. Oggi, invece, stanno molto meglio fisicamente».