Invalidità civili, Pavia ancora sopra la media


PAVIA. Più di 20mila domande di invalidità civile sono arrivate, lo scorso anno, agli uffici dell'Asl. Nel 2001 la cifra era stata di oltre 13mila richieste. Un aumento di oltre il 50% nel giro di 5 anni, con una valanga di pratiche che continua ad abbattersi su sportelli e commissioni di controllo. Circa il 95% di queste domande vengono soddisfatte: un esercito di invalidi in provincia di Pavia.
I dati sono stati presentati all'Asl in occasione della giornata di studio dal tema «La diversabilità». L'obiettivo del convegno era fare il punto dell'invalidità civile nella nostra provincia, a partire dai cambiamenti con cui gli uffici hanno dovuto fare i conti negli ultimi anni e, ovviamente, delle criticità. Che non sono poche. Affrontare l'argomento vuol dire fare i conti con un labirinto di benefici, un mare di concessioni che non sono solo economiche. I dati parlano di un aumento consistente di richieste dal 2001 al 2006. Aumento che si spiega, in parte, con il maggiore accesso alla legge del 1992, che prevede la possibilità di disporre di tre giorni di permesso retribuito mensile per l'assistenza alle persone handicappate, e vari benefici fiscali, quali lo sconto dell'Iva sull'acquisto dell'automobile, l'esenzione del bollo auto, sgravi sulla dichiarazione dei redditi e perfino sul canone telefonico. L'altro parametro che spiega l'aumento delle richieste è l'invecchiamento progressivo della popolazione. La provincia di Pavia è la più 'anziana" della Lombardia. Rispetto alla media regionale, che è del 10,70%, in provincia di Pavia le persone con età compresa tra i 65 e 74 anni sono il 12,40%, e gli over 74 il 12,60%. Per loro il grosso delle richieste, che vengono sempre accordate, riguarda l'indennità di accompagnamento. Per la popolazione più giovane, tra i 45 e 65 anni, l'aumento di pratiche può invece essere motivato dalla mancanza di lavoro e quindi di reddito. La percentuale di invalidità, che per buona parte di questi casi è compresa tra il 75% e il 99%, produce infatti un beneficio economico solo nel caso in cui non si superi un reddito di 4mila euro annui. Per paradosso i bassi redditi potrebbero far aumentare il riconoscimento degli assegni di invalidità.
L'altro capitolo riguarda gli esiti alle richieste, che risultano essere positivi per il 95%. Queste, poi, possono tradursi in concessioni, cioè benefici economici, oppure benefici di altro tipo. In ogni caso l'invalidità viene quasi sempre riconosciuta. Questo, ma soprattutto la necessità di un maggiore controllo di ciò che può accadere tra il tempo di richiesta e l'esito, ha spinto negli anni a modificare la procedura. Prima del triennio 2004-2006, infatti, la raccolta avveniva tramite consegna diretta allo sportello, posta o consegna dei patronati e associazioni. Quindi c'era la convocazione con raccomandata e infine la visita.
Un iter molto complesso, che poteva anche alimentare meccanismi poco sani. Il controllo, comunque, era molto difficile. Il sistema introdotto successivamente prevede, invece, che le domande vengano acquisite subito allo sportello, verificate e inserite nell'agenda degli appuntamenti. Questo ha permesso agli uffici dell'Asl di 'tenere" e evitare accumuli di pratiche nonostante la valanga di richieste in questi anni.

Maria Fiore