«Futuro con tante incertezze»

PAVIA. Ambasciatore Sergio Romano, il mondo si domanda: per quanto tempo conviveranno in Cina lo Stato comunista e l'economia capitalista. Chi esploderà per primo?
«La via imboccata da Deng Xiaoping nel 1978, quella delle quattro modernizzazioni, finora ha vinto. La Cina è riuscita a riformare l'economia mantenendo immobile la politica. E' per mantenere questo difficilissimo equilibrio che vennero repressi nel sangue i moti di Tian Anmen a Pechino nel 1989. La dittatura, tarpando le ali alla democrazia, ha fatto da incubatrice al capitalismo. Questa è stata la via di Deng. Una via senza precedenti, molto diversa dal rigido burocratismo sovietico. Lo ammetto: quando comparve il documento sulle 'quattro modernizzazioni" credetti che si trattasse dell'ennesimo grigio esercizio della liturgia burocratica comunista. Invece mi sbagliavo».
Per quanto tempo l'equilibrio durerà?
«E chi può dirlo? Bisogna vedere come si evolveranno le due grandi instabilità del Paese di Mezzo. La prima instabilità sono i 130 milioni di persone che hanno perso la casa, espulsi nel processo delle trasformazioni rurali. Si tenga conto che nell'ideologia di Stato cinese solo chi è residente ha diritti: casa, lavoro, assistenza sanitaria. Chi non ha casa, quindi, non è nulla. Un immenso bubbone di 130 milioni di persone: come influenzerà la situazione generale? La seconda instabilità è rappresentata dalle campagne. Quel miliardo di persone che vivono assai più miseramente che vent'anni fa, mentre 350 milioni di ricchi a Shanghai e nelle aree forti diventano sempre più ricchi. Fino a quando il potere manterrà lo status quo, terrà il coperchio sulla rabbia delle campagne? Il criterio di Pechino è: salvare le città, sacrificare le campagne».
Ma oggi le masse rurali nella miseria più nera cominciano a ribellarsi?
«Però il sistema tiene. E' vero che di tanto in tanto qualche villaggio si solleva e incendia l'edificio dell'intendenza di finanza, che custodisce tutti i dati anagrafici. Ma le autorità riescono a controllare, circoscrivono l'incendio, evitano che si propaghi».
Si metta nei panni di un imprenditore italiano: rischiare o no i propri capitali. E se la Cina esplode?
«Nessuno può prevedere se la Cina reggerà e non s'incepperà. Non si è mai verificato al mondo finora un esperimento come quello cinese».
Ma possiamo aggrapparci al pragmatismo cinese? Come ci ha spiegato Ostellino, la Cina è il paese del perenne movimento, permeato dall'idea dello Yin e dello Yang, la continua oscillazione alla ricerca di un nuovo equilibrio.
«Attenzione. La Cina ha alternato fasi di pragmatismo a fasi di dogmatismo estremo. Ripeto, l'assenza di un precedente impedisce di fare pronostici». (s. c.)