Giancarlo Magenta e le partite giocate

Questo un ricordo di Giancarlo Magenta che Ettore Filippi ci ha inviato.

Carissimo Giancarlo, che brutto scherzo ci hai fatto!
Ci eravamo visti quindici giorni fa.
Parlavi della tua salute con la solita nonchalance. Avevi sfidato per trent'anni il diabete a colpi di gelati galattici e non potevi preoccuparti per un male che, da non fumatore, non ti sarebbe toccato. Sembravi sicuro di battere anche questo avversario.
Probabilmente avresti avuto successo se fossi riuscito ad aprire una trattativa con la Signora nerovestita, perché la trattativa era il tuo campo di gioco.
Per quanto dura fosse, per quanto gli avversari fossero terribili e forti, alla fine, se il gioco era regolare, vincevi tu.
Come dimenticare che, per batterti, nel 1988, Dc e Pci furono costretti ad un matrimonio che, a quei tempi, era più scandaloso dei nostri Dico!
Luca, il mio Luca, il tuo Luca, quel ragazzo che hai cresciuto al Lunedi, che dalla tua vicinanza ha imparato moltissimo e che ti ha continuato a chiamare sempre, anche ora che è diventato papà, «Signor Magenta», ti aveva sentito solo tre giorni prima e non aveva avuto la sensazione della gravità della situazione. Lunedi mattina un sms di Renzo, laconico come gli capita solo quando è in crisi profonda: «Giancarlo se n'è andato», è stato un colpo.
Ho rivisto improvvisamente scorrermi in mente tanti anni di amicizia e di frequentazione giornalistica e politica. Gli anni arrembanti della Squadra Mobile e del redattore capo, belli, esaltanti; una lotta continua tu per tentare di scrivere ciò che accadeva ed io per tentare di farti pubblicare solo i successi e tenere la città tranquilla, nascondendoti tutto il possibile e tu a fregarmi con gli agenti amici. I covi delle Br, la tragica rapina del Borgo Ticino.
Gli anni del tuo potere politico indiscusso, basato sulla tua capacità di analisi e di previsione del futuro.
La scelta di Craxi e del riformismo, quando a Pavia era sparuta minoranza; tanto, tanto lavoro; l'ascesa in un mondo politico che, all'epoca, si pensava poter essere sottratto alle regole; la politica che Formica defini essere «sangue e m...».
Il crollo successivo, inevitabile conseguenza del crollo del sistema, la ipocrita presa di distanza di tanti osannatori beneficiati, improvvisamente diventati avanguardisti della «nuova politica». Quanti sepolcri imbiancati, quanti trogoli rovesciati senza pudore!
Quando, risolti favorevolmente tutti i processi, ti chiesi perché non ricominciavi, considerato che decine di persone che avevano fatto politica con te (toccate, non toccate o beneficamente omesse dal processo di pulizia etnica) avevano continuato come se nulla fosse accaduto, con il sorriso sornione che ti caratterizzava, mi gelasti dicendo: «Ma ti pare che uno che ha avuto le mie responsabilità ed i miei incarichi si può battere per diventare consigliere comunale?».
Quante volte, dinanzi a situazioni che non riuscivo a decifrare sono venuto da te avendo sempre non solo notizie che, pur non facendo più politica, erano a conoscenza di pochi, ma una loro lettura e concatenazione che rendeva tutto ciò che appariva incomprensibile, chiarissimo e logico.
Hai lavorato tanto, hai combattuto tanto; hai vinto e perso tante volte, ma sempre convinto che la politica, cosi come la vita, ci dà sempre un'altra partita da giocare e da poter vincere.
Ma questa volta la Signora ha fischiato la fine ed ora c'è il meritato riposo.
A noi resta il rimpianto di un amico che non c'è più e la sensazione di aver perso tante occasioni per approfittare dello stare insieme.
Mi raccomando, Giancarlo, riposati. Non farti tentare.
Lassù troverai tanti amici e compagni che ti hanno preceduto e con cui avete combinato un sacco di guai in politica.
Renato Grossi, Peppino Rezzani, Gianni Ricci e la «cara base».
E' un momento particolare. Si discute di laicità dello Stato, di invadenza della Chiesa. Mi raccomando.
Che non vi venga in testa di organizzare un congresso rischiando di mettere in minoranza il padrone di casa. Con voi non si sa mai!
Grazie sempre dell'amicizia che mi e ci hai regalato.
Ettore Filippivice-sindaco di Pavia
Confienza, l'ex-sindaco
e il centro polifunzionale

In un sistema democratico è certamente giusto garantire alle minoranze il diritto di esprimere il proprio pensiero, dando però per scontato che le maggioranze possano parlare. Per questo motivo mi sento nel pieno diritto, quale capogruppo della maggioranza consiliare di replicare all'ultimo monologo dell'ex sindaco di Confienza Veggiotti sul centro polifunzionale apparso sulla Provincia pavese.
Spero che, dopo questo, ci sia una pausa sul tema almeno fino all'ultimazione dei lavori (primavera 2008).
Sinceramente non capisco questo accanirsi nel volere che il «contenuto» di quel centro rimanga quello da lui deciso anche se l'amministrazione di Confienza oggi è un'altra, abilitata a pieno titolo a fare scelte autonome nell'ambito della corretta applicazione dei principi che regolano l'attività del Comune.
Veggiotti ha avuto un intero quinquennio per realizzare quello che voleva ed invece si è ridotto ad affidare i lavori a mandato quasi scaduto. Tutti i cittadini di Confienza hanno avuto modo di vedere quanto del suo progetto era realizzato a fine maggio 2006, data delle elezioni comunali.
Detto questo, l'attuale maggioranza porterà a termine quell'opera secondo i propri obiettivi rendendola anche funzionale (oggi come è stata appaltata funzionale non è) ed aggiungendo altre cose che verranno presto approvate con idonei provvedimenti.
Concludo precisando che questa maggioranza rispetterà il programma elettorale presentato e raggiungerà compatta la scadenza del quinquennio non ponendosi oggi il problema del dopo e senza essere scalfita nè minimamente preoccupata dalle confuse esternazioni dell'ex sindaco.
L'ex sindaco, di contro, insiste nel non riprendersi dalle scottature della sconfitta. Forse ha sottovalutato un po' troppo il gruppo fatto prevalentemente si di «ragazzi», ma intraprendenti e pieni di iniziative.
Giovanna Natalecapogruppo consiliare di maggioranza, Confienza

Medici pensionati, troppo
pesante la scure fiscale

Giungono alla nostra segreteria numerose segnalazioni di iscritti e non alla Federspev che si lamentano segnalando che, ricevuto dal loro Ente previdenziale (Inps - Inpdap - Enpam) il prospetto dei ratei 2007 di pensione, hanno tristemente constatato che non solo non hanno avuto alcun aumento di pensione per la perequazione automatica, ma vengono loro corrisposte somme inferiori ai corrispettivi dello scorso anno.
La scure fiscale sta taglieggiando pesantemente le pensioni con somme varianti da 100 a 200 euro pari a 4-5 milioni di vecchie lire.
In un periodo di grossi introiti fiscali, come dichiarato dal Ministero, sarebbero auspicabili certe correzioni, com'era un tempo, per i redditi da pensione, già costantemente sminuita dall'inflazione.
Sarà quindi opportuno che la Federspev, unitamente alle altre organizzazioni di categoria, facciano sentire la loro voce coinvolgendo la Fnomceo affinchè i giovani attualmente in servizio non si trovino al momento della quiescenza questa sorpresa. E' vero o non è vero che il nostro motto è «non soli, ma solidali»?
dott. Giacomo Naipresidente della Federazione sanitari pensionati e vedove Pavia