Pronta la mega fusione Unicredit-Capitalia
ROMA. La fusione da 100 miliardi tra Unicredit e Capitalia è praticamente già pronta e il piano potrebbe essere chiuso e consegnato ai soci per l'approvazione entro la mattinata di oggi. Poi, a mercati chiusi potrebbe essere data comunicazione della convocazione per domenica dei cda straordinari delle due banche. Anche se l'accelerazione dell'operazione potrebbe modificare il calendario, nel senso di anticipare l'annuncio al mercato, tanto da ipotizzare una sospensione dei titoli già oggi.
Al momento si sta ancora trattando soprattutto sul nodo Mediobanca e sull'eventualità di cedere la quota romana in Piazzetta Cuccia. Se il sacrificio della quota può essere digerito nell'ottica di mantenere lo status quo nella galassia finanziaria del Nord su come indirizzare la partecipazione c'è ancora qualche dubbio, anche se sarebbe stata definitivamente scartata l'ipotesi di cessione a Intesa Sanpaolo o al gruppo francese azionista di Mediobanca. Si cerca in ogni caso di mantenere inalterata la quota complessiva in mani italiane e si starebbe lavorando per attribuire le quote ad altre banche (tra cui le popolari) o alle Fondazioni (Cariverona e Crt in particolare).
Anche ieri sono proseguiti i contatti sul fronte dell'aggregazione. A Via Minghetti si sono recati Roberto Colaninno, componente del Patto e consigliere di Capitalia e nel tardo pomeriggio Claudio Costamagna, il consulente per le alleanze strategiche. In ogni caso i soci forti dell'istituto romano avrebbero già dato un orientamento favorevole all'operazione. Anche Abn Amro non ostacolerebbe l'operazione sebbene, per ragioni di opportunità vista la sua posizione di fronte alle due offerte concorrenti, di Barclays e Rbos-Santander potrebbe astenersi. Se la banca spagnola di Botin dovesse conquistare la banca olandese potrebbe guadagnare una posizione importante anche nel futuro azionariato della nuova banca.
A prescindere dall'orientamento degli olandesi, nella riunione del Patto capitolino non troverebbe comunque ostacoli l'approvazione del progetto. Un piano che intanto ha preso forma. Dovrebbe trattarsi di una fusione per incorporazione della banca romana in quella milanese con una operazione carta contro carta che valutando l'istituto di via Minghetti un quarto della nuova realtà bancaria consentirà ai soci capitolini di esprimere fino a cinque consiglieri nel board della nuova banca, che dovrebbe rimanere con l'attuale numero di rappresentanti. La realtà nata dalla fusione delle due banche non prevede una governance duale, anche perché su questo punto sarebbe molto netta la posizione di Profumo e non sarebbe prevista la definizione di un patto di sindacato. A Geronzi dovrebbe essere affidata appunto la vicepresidenza del colosso. Il modello operativo dovrebbe essere ispirato a una divisione delle attività anche se Banca di Roma e Banco di Sicilia dovrebbero mantenere autonomia di marchio e di sede. Unica concessione territoriale per un'operazione che consente a Profumo di sfiorare i 10mila sportelli in Europa.