Petacchi ritrova la volata
CAGLIARI. Alessandro Petacchi piange di gioia dopo aver vinto in volata la terza tappa del Giro d'Italia, la Barumini-Cagliari di 181 km. Una vittoria scacciacrisi che arriva dopo il lungo digiuno a seguito del grave incidente dello scorso anno. «Avevo già detto che vincere al Giro 2007 sarebbe stato come vincere la prima tappa per la prima volta», ha singhiozzato.
«Dopo la frattura ho sofferto molto - ha aggiunto - e ora è come se avessi ricominciato daccapo. Ma non solo. Avendo fatto una volata di trecento metri sul pavè vuol dire che un po' di esplosività mi è tornata».
E' stata una vittoria sofferta, che il ciclista spezzino ha voluto dedicare alla moglie: «Dopo l'infortunio penso di essere stato un grande professionista. Solo mia moglie, che mi è stata sempre vicino, può capire quanto abbia sofferto. Ecco perché voglio dedicare questa vittoria a lei e a chi mi vuole veramente bene E ora basta con le critiche».
Sul pavè che ha portato il gruppo allo sprint finale, «Ale-Jet» non ha lasciato scampo al tedesco Robert Forster (Gerolsteiner) e all'argentino Ariel Maximiliano Richeze. E si è preso una rivincita su Robbie McEwen (Lotto) giunto quarto. Il fuoriclasse australiano dello sprint non è dunque riuscito a bissare il successo ottenuto nella seconda tappa.
Nella classifica generale, invece, in base ai piazzamenti la maglia rosa è passata dalle spalle del capitano della Liquigas Danilo Di Luca a quelle del suo gregario Enrico Gasparotto, già leader dopo la cronometro a squadre di sabato che aveva aperto la novantesima edizione del Giro d'Italia.
«La maglia rosa - ha commentato il leader della corsa - è frutto della grande cronosquadre della prima giornata e del grandissimo lavoro nella Barumini-Cagliari. I miei compagni hanno chiuso sulla fuga a poco dal termine, senza di loro non sarei tornato in rosa. Questa maglia è una piccola parte di ognuno di loro».
«Del resto - ha concluso il corridore della Liquigas - di mestiere faccio il velocista e con il team si era deciso che avrei fatto la volata».
E Di Luca? «Non credo proprio che abbia voglia di rischiare nelle mischie: che volete che importi a lui la maglia rosa a Cagliari. A Danilo interessa averla a Milano..».
La frazione di ieri è stata caratterizzata da una lunga e avvincente fuga di Giovanni Visconti (Quick Step) e Mikhail Ignatiev (Tinkoff), partiti con altri tre corridori (Aggiano, Buffaz e Pichot) nei primissimi chilometri e poi rimasti soli al chilometro 115. I fuggitivi hanno accumulato fino a 7'05" di vantaggio. Ma le squadre dei velocisti hanno lavorato sodo, limando secondi su secondi al duo di testa, nonostante un Ignatiev in grande spolvero. Il sogno di Visconti e Ignatiev si è cosi infranto a soli 4 chilometri dalla fine, quando il gruppo si è ricompattato cominciando a sgomitare per preparare il volatone finale.
Anche se va segnalato un contropiede di Matteo Tosatto (Quick Step), un autentico fuoco di paglia.
In prossimità dell'ultimo chilometro, una brutta caduta ha coinvolto diversi corridori, tra i quali Damiano Cunego e il norvegese Thor Hushovd. Il corridore della Lampre ha battuto l'anca destra per terra ma si è subito rialzato, come ha confermato il suo compagno di squadra Bruseghin. Nessun problema invece per Gilberto Simoni, indicato in un primo tempo tra i corridori caduti: il «Gibo», infatti, è riuscito a frenare e a non cadere per terra.
Ongarato dal canto suo ha cominciato a tirare la volata per Petacchi, il quale è scattato ai 300 metri. Questa volta McEwen è scattato in ritardo, c'è il solo Forster a insidiare il successo di «Ale-Jet», ma per lo spezzino Cagliari equivale a una liberazione e non permette la rimonta del tedesco. Un urlo liberatorio, poi le lacrime.
Oggi la corsa osserva il primo dei due giorni di riposo: le squadre hanno lasciato la Sardegna per trasferirsi in Campania dove domani, da Salerno, partirà la quarta tappa con arrivo a Montevergine di Mercogliano. Una cavalcata di 153 chilometri e un arrivo in salita, il primo di questa edizione 2007 del Giro d'Italia.