D'Alema: «Non è l'offensiva finale»
BRUXELLES. I ministri degli esteri e della difesa europei hanno dato il via alla missione di addestramento della polizia e della magistratura afgana condotta da personale dell'Unione europea e a cui partecipano anche specialisti italiani. Riuniti a Bruxelles per discutere di un'agenda fitta di scadenze, i ministri hanno duramente criticato il comportamento delle truppe americane in Afghanistan.
Comportamento che ha ripetutamente causato perdite tra la popolazione civile. Il vicepremier Massimo D'Alema ha ricordato di aver più volte espresso la preoccupazione che «le operazioni militari non coinvolgano gli inermi» in Afghanistan. Nel paese «c'è un conflitto sanguinoso - ha detto - ma non ha acquistato le dimensioni di quell'offensiva generale che era stata preannunciata».
Secondo D'Alema è necessario moltiplicare gli sforzi «che devono anche essere politici per ottenere l'effettiva pacificazione dell'Afghanistan». Il ministro ha citato come modello la recente conferenza internazionale sull'Iraq.
Sulla stessa linea del vicepremier italiano Franz Joseph Jung ministro della difesa della Germania, che esercita la presidenza della Ue, il quale parlando a nome di tutti i colleghi ha detto che «bisogna fare tutto il possibile per evitare vittime tra i civili ed è necessario prendere tutte le misure necessarie per proteggere la popolazione».
«È fondamentale che ci sia una discussione sulle regole di ingaggio - ha aggiunto - ne abbiamo parlato anche con il segretario generale della Nato Jaap de Hoop Scheffer che ha pertecipato alla nostra riunione».
Secondo Jung, il comportamento degli americani è incongruente perchè le ripetute, indiscriminate uccisioni di civili, donne e bambini compresi, «possono indurre la popolazione a rivoltarsi contri i nostri soldati. Bisogna perciò fare di tutto per evitare situazioni di questo tipo perchè se vogliamo ristabilire la pace nel paese, abbiamo bisogno di conquistare innanzitutto la fiducia della popolazione».
Jung ha anche espresso «partecipazione e solidarietà» al collega italiano Arturo Parisi per il ferimento dei due militari italiani in Afghanistan. «I soldati sono soldati ovunque, non solo quelli che sono a sud o a est - ha detto in polemica con inglesi e americani - tutti sono esposti a rischi perchè rischi ce ne sono ovunque».(a.b.)