Gasparotto, sgarbo da... rosa
LA MADDALENA. Chissà se Garibaldi avrebbe gradito tanto trambusto nell'isola scelta comebuen retiro dopo una vita spesa in giro per il mondo. Chissà che avrebbe detto davanti allo spettacolo della carovana rosa nella sua Caprera, tra i pini diventati ormai foresta e i graniti lavorati dal vento. Il Giro ha scelto la Sardegna per battezzare la sua 90ª edizione.
E ha puntato sull'arcipelago della Maddalena. Una scelta difficile (se non altro dal punto di vista logistico), ma che ha ripagato gli organizzatori con uno scenario mozzafiato e un percorso che non è stato solo passerella. Anzi. La crono a squadre ha fatto selezione perchè la corsa rosa un suo padrone sembra già averlo: è Danilo Di Luca, uomo di punta della Liquigas. La cui squadra ha vinto la crono d'apertura, anche se il capitano ha dovuto incassare uno schiaffo niente male. Sul traguardo è passata per prima la ruota di Enrico Gasparotto, per la gente comune un semisconosciuto anche se è stato campione italiano. E' lui l'eroe della giornata. L'uomo che per errore o per malizia ha tagliato per primo il traguardo invece di cedere la piazza migliore al suo capitano, come da prassi. Alla faccia dell''Obbedisco" e del Generale nella sua Caprera violata.
La gara e lo scenario sono stati fantastici anche se il percorso si è rivelato più impegnativo del previsto e l'incanto dei colori verde e smeraldo, turchese e arancio ha distratto i corridori almeno quanto il maestrale. Dunque, per ora, niente big in rosa, ma un giovane che piomba come una palla di fucile dopo l'ultima discesa e fa un «buco» tale che il secondo, Danilo Di Luca, gli può solo gridare «fermati!» a 70 metri dalla linea. Gasparotto si è voltato ma non ha potuto frenare, era troppo vicino al traguardo. La regola della crono a squadre vuole che il tempo si prenda sul quinto corridore della squadra, ma la maglia se la indossa chi taglia per primo il traguardo. E doveva essere Di Luca (che sul traguardo s'è lasciato scappare una robusta imprecazione), non Gasparotto.
E cosi la prima rosa è la più casuale degli ultimi anni. La corsa ha vissuto il primo dei tre giorni tra i graniti della Gallura e le sugherete del Limbara, i panorami della Riviera del Corallo, le magie di Barumini e l'azzurro del golfo di Cagliari. Tre-giorni-tre di dirette tv con l'isola sullo sfondo e una carovana che al fascino antico del pedale aggiunge il gusto della gara.
Già, la gara: 198 ciclisti e qualcosa come 1500 persone al seguito tra ciclisti, meccanici e giornalisti, addetti alla pubblicità e alla sicurezza. Sul traguardo non si sono fatti mancare amche le polemiche. «Adesso mi metterete in croce, ma mica l'ho fatto apposta - ha detto Gasparotto - E' vero che il galateo del corridore vuole che passi avanti il capitano, ma quando ho visto il traguardo è stata una trans agonistica... mica potevo frenare. Lo rifarei? Bella domanda, ne avete un'altra?», ha tentato di giustificarsi il velocista friulano.
Arriverà il giorno che la gente lo riconoscerà senza più dubbi: al primo Campionato italiano disputato ha vinto e ha preso la maglia tricolore, alla prima tappa del suo primo Giro si è scordato del capitano e ha preso la maglia rosa. Bel tipo, senza dubbio, un predestinato. Poche vittorie, ma buone, tanto che all'antidoping ha fatto un ritardo incredibile «perchè non sono abituato...». «Ma alla maglia non ho pensato: quando lo speaker sul rettilineo ha detto che ci stavamo giocando la vittoria, per poco non ho pensato che il tempo lo avrebbero preso sul quinto della squadra... Non mi sento in colpa, farò di tutto per ripagare Di Luca, questo si».
Archiviata la maglia rosa, ecco le altre note della tappa: Cunego ma soprattutto Savoldelli ci sono, Simoni non si sa. Il trentino ha pagato un dazio con la sua Saunier Duval, ma essendo sempre una tappa a squadre non c'è prova che il vincitore di due Giri sia personalmente in ritardo: «Ho fatto una fatica cane», ha detto dopo la tappa. Ma quello che conta è che per lui il Giro è iniziato con una specie di handicap: 1'25" su Di Luca, che in salita non va piano. Più soddisfatto Cunego, che almeno ha limitato i danni.