I segreti dell'archivio Coghi su mille anni di storia locale

MORTARA. Quasi mille anni di storia. Una famiglia, quella dei Tarsis, che porta il nome del paese, i Conti di Castello d'Agogna. La tesi elaborata durante l'anno accademico 1995-1996 da Cinzia e Laura Bio sul castello di Castel d'Agogna, oltre a fotografare lo stato di fatto dell'edificio, ne ricostruisce, fin nei dettagli, la storia. Per questo, le due studentesse hanno esaminato attentamente l'archivio Coghi-Gregotti, che fa parte dell'eredità di Vera Coghi, scomparsa di recente, il 26 aprile scorso.
Un'eredità milionaria, che andrà soprattutto, alla sanità mortarese. «Il Comune si è già interessato in via informale alla situazione dell'archivio - spiega l'assessore Antonello Grivel -, e ha ottenuto dalla signora Collivignarelli rassicurazioni in proposito». I nomi dei proprietari dell'antico Castel Barona, nome indicato dal Pezza come primo toponimo dell'attuale Castel d'Agogna, nel corso dei secoli sono numerosi, e vanno dai Della Torre ai Conti Palatini di Lomello, all'ordine Mortariense, fino ad arrivare alle famiglie Porro e Ricci. Nel'700 la proprietà passa ai Tarsis, famiglia che otterrà il titolo di Conte di Castel d'Agogna, come riportato nel Libro d'oro della nobiltà italiana. Poi gli Isimbardi, nell'800, per arrivare fino alla famiglia Gregotti, da cui discende in linea diretta Vera Coghi. I documenti più antichi di cui vi è traccia risalgono al 1219, ed è un privilegio concesso da Federico II al Monastero di Santa Croce per l'esenzione di beni in territorio di Castello D'Agogna, Mortara, Ceretto, e per il diritto di pescare ed estrarre acque per questi terreni. Tra i documenti riportati dalle sorelle Laura e Cinzia Bio nella loro tesi, e catalogati nel regesto, in cui vi sono sia fotocopie degli originali più recenti sia fotocopie delle trascrizioni delle carte più antiche, sono contenute anche alcune curiosità: vi è un elenco dei danni causati dalla Guerra di indipendenza del 1849 al Comune di Mortara, che ammontano a 6592,20 lire. Vi sono poi alcuni documenti redatti in italiano e in tedesco, emessi dal presidio militare tedesco di Castello d'Agogna, che fece anche eseguire alcuni lavori al castello occupato tra il 16 dicembre 1944 e il 30 aprile 1945. (s.m.)