«Noi figli di fatto»
ROMA.Lui si chiama Fabio. Lei, Olinda. Insieme da 11 anni, in carrozzina spingono Tiziano, un anno e mezzo, e nel pancione c'è pure Leonardo. Ma il Family Day non era a San Giovanni? No, non è il caldo che attanaglia Roma. I primi ad arrivare ieri a Piazza Navona per la manifestazione del Coraggio Laico, sono proprio loro. «Non siamo sposati. Volete davvero dirci che non siamo una famiglia?». Nel lungo pomeriggio e serata a base di ideali, politica e rock, organizzati da Sdi, Rosa nel Pugno e Radicali, questa domanda la ripetono in molti. Sul palco, tra band giovanili, artisti affermati (tra gli altri Simone Cristicchi, Marco Masini, Valentina Gautier, Leda Battisti, Andrea Mirò, Carlo Avarello, presentati da Alessandro Cecchi Paone, Charlie Gnocchi, Tony Garrani e Michel Pergolani) e politici. E in piazza, dove, secondo gli organizzatori, sono arrivati in dieci, forse ventimila: un successo inatteso. Nella piazza, coloratissima di bandiere (Sdi, tutti i Radicali, i Verdi, Arcigay e Arcilesbica, Laici Socialisti, Rifondazione Comunista, Associazione L. Coscioni, Rosa Arcobaleno e nessuna dei Ds), qualcuno c'era anche il 12 maggio di 33 anni fa, quando l'Italia ottenne il diritto al divorzio. «Che gioia!», ricorda Ennio, 80 anni e 48 di matrimonio. «Io ne ho 76, ma oggi me ne sento 56», dice Maurizio, sposato da 49 anni. Oggi, come allora, manifestano per i diritti altrui, entrambi favorevoli alle unioni «basate sull'amore, anche fra i gay». Ma ci sono anche i ragazzi di oggi. Livia, Federico e Laura hanno 16 anni.«Siamo qui per far sentire anche la parte laica - esordiscono - Noi contro il Family Day? Semmai, vista la ricorrenza, sono loro in contrapposizione a noi». Qui, in verità, contro la famiglia non c'è proprio nessuno. «Il diritto alla famiglia non si discute - commenta Francesca, 27 anni - Ma sono famiglie anche le altre, etero o omosessuali».
Dalla Calabria arrivano Raffaella e Enzo, sposatissimi, con la figlia 27enne Angela. «Sono di sinistra e cattolico - dice il papà - Ma vono per le scelte libere». Veronica e Stefano, da Grosseto con nonna Grazia, dopo 10 anni si sposeranno tra un mese. «Lo facciamo per nostra figlia, perché non sia solo a carico del papà - raccontano - Ma per noi non cambia davvero nulla». I turisti incuriositi mangiano il gelato tra gli striscioni. Molti puntano il dito contro il Vaticano: «Benedetto XVI secolo»; «Divorzio dal Papa. Mi sposo con Dico»; altri inneggiano alla libertà sessuale: «Family Day? No grazie. Family Gay»; «Amo mia moglie. Si chiama Ciro, beh?». Due bimbi in spalla esibiscono fieri la scritta «figli di fatto», mentre Gabriele, prima elementare, ha fornito per tutti cartelli con «Dico».
Forte la presenza della comunità gay. «Negare il matrimonio è un abuso dei diritti civili», protestano Ian e Alessandro, insieme da un anno.
Daniela Giammusso