Rom, troviamo la soluzione
E' indubbio che il caso della Snia sia diventato sempre più significativo ed emblematico. Si sommano - attorno alla Snia - le questioni legate al business, agli affari, ai «danè» con le questioni legate alla povertà ed alla emarginazione.
Risolvere la situazione dei Rom non è certo semplice. In molti Paesi europei ci sono problemi con le comunità di zingari, anche in Romania. E in tutte le ricerche gli zingari arrivano sempre «primi» nelle classifiche negative sui gruppi sociali più «detestati». Vi è una oggettiva difficoltà/rifiuto dell'integrazione, comportamenti illegali diffusi, una idea del lavoro e della famiglia molto lontana dalla nostra, eccetera.
Gli zingari sono tra gli ultimi gruppi di «cultura nomade» rimasti sulla terra e ciò si scontra inevitabilmente con le culture oggi dominanti, creando già di per sè conflitto, incomprensione, sospetto reciproco. Proprio per questa loro forte alterità, sono oggetto anche di grande interesse e di «fascino», ad esempio per molti intellettuali ed artisti.
Dico tutto ciò per sottolineare che il problema della Snia non c'entra nulla con l'immigrazione, c'entra proprio con i nomadi ed in genere con i gruppi sociali emarginati. Ora però non è che costoro ci «vanno bene» quando suonano il violino in modo struggente e poi non li sopportiamo «finito lo spettacolo».
Proprio il mese scorso l'Unicef ha lanciato un appello ai media e alle autorità affinché si adoperino per il superamento dei forti pregiudizi verso la più vasta minoranza etnica in Europa - che conta tra gli 8 e 10 milioni di persone e di cui circa la metà sono bambini - e per contrastare il diffuso razzismo che colpisce i Rom.
L'appello dice: «I bambini Rom devono avere la possibilità di rompere il circolo vizioso di povertà, isolamento e pregiudizio. Quando in piena Europa centinaia di migliaia di bambini crescono in ghetti privi di accesso all'istruzione e di prospettive per il futuro, si tratta di una catastrofe non solo per gli interessati. Si rischia che rifiuto, frustrazione e aggressività subiscano una impennata, con conseguenze sociali e politiche enormi».
Credo che purtroppo i prossimi decenni, vedranno crescere la presenza nelle nostre città di gruppi a rischio, emarginati, portatori di nuovi conflitti e patologie sociali.
Chi studia questi fenomeni lo annuncia da tempo. Occorrerebbe quindi attrezzarsi con pragmatismo e lungimiraza. Servono strutture di accoglienza temporanea in grado di far fronte a questi fenomeni. Luoghi dove si offre un riparo e un aiuto, ma anche dove si chiede rispetto delle regole ed impegno a processi veri di integrazione. Sono questioni che non possono riguardare solo i singoli Enti locali. Occorrerebbe una strategia più ampia, almeno a livello regionale. Del resto, molte delle persone che sono alla Snia in realtà sono fuggite o «espulse» dal territorio milanese. Hanno solo cambiato il luogo dove si consuma il problema, ma il problema rimane.
Non dobbiamo considerare i cittadini della Snia come dei nemici. Essi sono invece i nostri interlocutori. Una soluzione va trovata con loro, coinvolgendoli, responsabilizzandoli. E chiedendo in cambio impegni e comportamenti conseguenti. Conosco il sindaco e la sua attenzione al tema dei diritti dei bambini. Conosco diversi assessori, consiglieri e funzionari, capaci e sensibili. Sono certo che per ciascuno di loro la situazione della Snia è motivo di sofferenza e contraddizione interiore.
Vorrei approfittare dell'eco che la visita del Papa ha avuto, per citare una frase che S. Agostino riporta spesso nei suoi scritti. La frase di S. Paolo che dice che Gesù e il suo messaggio sono «... scandalo e follia per gli uomini e per i popoli». Forse allora abbiamo proprio bisogno di fare un po' di scandalo rispetto alle ragioni dei «benpensanti» e nutrire un po' di sana follia, dando retta più a quello che dice il nostro cuore che non a ciò che ci impone la razionalità politica. Anche in questo modo si coltiva una città dei saperi. Anche questo ascoltare le ragioni del cuore è un grande sapere.
Pier Francesco Damianivolontario del Comitato provinciale di Pavia per l'Unicef