La Cdl: «È golpe, blocchiamo il Senato»


ROMA. La Cdl grida al golpe, chiede l'intervento di Giorgio Napolitano e minaccia di paralizzare i lavori del Senato. La decisione del ministro del Tesoro di sfiduciare il suo rappresentante nel Cda della Rai, Angelo Maria Petroni, nominato in quota Forza italia durante il governo Berlusconi e assai gradito alla Lega, scatena l'ira dell'opposizione.
Contrario a qualunque cambiamento nella composizione del Cda, di cui controlla la maggioranza, il centrodestra si dice pronto a scendere in trincea per difendere il consigliere Rai che fu nominato dall'ex ministro del Tesoro, Giulio Tremonti.
Il più arrabbiato è Renato Schifani. Il capogruppo di Forza Italia a palazzo Madama parla di un «golpe senza precedenti» e promette scontro duro: «Di fronte ad una simile gravissima iniziativa saremmo costretti a rispondere paralizzando i lavori del Senato». Il tam tam nella Cdl comincia prestissimo. Il presidente della commissione di Vigilanza Rai, Mario Landolfi (An), apprende che in consiglio dei ministri si sta affrontando il nodo Petroni e scrive subito una nota per ricordare che la funzione di indirizzo e di governo della Rai è «demandata dalla legge al Parlamento» e che la commissione di Vigilanza elegge sette dei nove consiglieri. Per Landolfi, insomma, Petroni può essere revocato «solo con il parere preventivo» della commissione da lui presieduta.
A guidare il coro degli indignati è Paolo Bonaiuti che definisce «inaccettabile» e «insostenibile dal punto di vista giuridico» l'intervento di Tommaso Padoa-Schioppa. «Mai nella storia della Rai» dice il portavoce di Berlusconi «si era giunti ad una revoca del genere da parte del governo». Sandro Bondi, coordinatore di Forza Italia, assicura che la rimozione di Petroni è «illegale» e spera che il Presidente della Repubblica possa intervenire per ristabilire le condizioni minime di «agibilità democratica». Fabrizio Cicchitto, vicecoordinatore di Forza Italia, vede solo una maggioranza «senza scrupoli» e punta il dito contro il ministro del Tesoro: «Stupisce e amareggia che Padoa-Schioppa si presti, per conto di Romano Prodi, ad una squallida operazione di regime quale la rimozione di Petroni». Gli epiteti e le frase ingiuriose non si contanto. Claudio Scajola teme che l'«eccesso di mania di potere» del centrosinistra diventi un «pericolo» per il paese mentre mentre l'ex presidente del Senato, Marcello Pera, accusa il governo Prodi di procedere sulla Rai come uno «schiacciasassi».
Ma a protestare non sono solo gli uomini di Forza Italia. L'ex ministro delle Comunicazioni, Maurizio Gasparri (An), denuncia un comportamento «banditesco» del governo e parla di una azione «illegale» condotta da un ministro «non eletto dal popolo», e cioè il «tecnico» Padoa-Schioppa, mentre Gianfranco Fini coglie al volo la proposta avanzata da Clemente Mastella, per il quale il Cda deve dimettersi e va eletto un nuovo Consiglio presieduto da un'esponente indicato dal centrosdestra.
«Sarebbe di una inaudita gravità se Prodi non tenesse conto dell'invito del Guardasigilli e» precisa il leader di An «favorisse una logica lottizzatoria». Roberto Calderoli assicura che quello di Prodi è un «regime» mentre per Roberto Maroni la Rai è trattata «come neanche accade in Cina o a Cuba».

Gabriele Rizzardi