Carlo Ridella, giornalista e patriota pavese
(segue dalla prima)
E' la storia di Carlo Ridella, giornalista e patriota pavese (1886-1917), che Gianfranco E. De Paoli ha ricostruito e che ci dona, nel suo ultimo libro, non solo per capire e per ricordare, ma anche per apprendere una lezione sempre valida, un comandamento che dovremmo rispettare, un imperativo categorico che ci dovrebbe accompagnare in ogni momento. Ridella, infatti - ed è straordinaria la sua figura, quella che emerge da queste pagine affascinanti -, non ha mai predicato nel deserto, non ha mai detto e scritto e lasciato che il vento portasse via le sue parole e i suoi appassionati appelli. No, ha detto e fatto. Voleva l'Italia unita, compatta, si batteva e voleva che tutti si battessero per l'idea suprema, per l'idea che doveva riscattare i connazionali. Anche a costo di una guerra. Anche a costo di partecipare e di mettere in gioco la stessa vita. E ne ha dato l'esempio, senza sconti, senza scorciatoie, senza furbizie o mezze misure. Ridella, dunque, ha insegnato e insegna che pensiero e azione si fondono, sono un'unica realtà, camminano di pari passo e solo la morte, il sacrificio massimo, può interrompere l'itinerario che porta al giusto traguardo.
Altri momenti, si dirà. Forse troppa retorica, ma fino ad un certo punto. Certo, dopo quasi un secolo, tornare alle vicissitudini di Carlo Ridella e alla sua battaglia, ai suoi amici, ai suoi compagni di cordata, ci sembra, a prima vista, di doverci calare in una situazione storico-politica lontana, inattuale, fuori dal tempo e dallo spazio. Eppure, c'è qualcosa che ci colpisce, che rende onore al nostro eroe, che lo spoglia dagli avvenimenti quotidiani e che lo riporta intatto sino a noi e oltre. E' quella coerenza che, a cominciare dai giornalisti e dagli intellettuali in genere, dovrebbe caratterizzare il codice morale di ogni comportamento.
Già, perché Ridella, direttore della Provincia pavese, giornale che era diventato quotidiano proprio cento anni fa con Abele Boerchio, dice e, appunto, fa. Non gioca nei corridoi, nelle stanze dei politicanti, non insegue trame oscure, non bara soprattutto con i lettori e con il movimento che lo segue. Parla e scrive ad alta voce, è leale e aperto, limpido, lancia moniti e appelli, attacca gli avversari, li rispetta, difende le sue posizioni e non indietreggia. O con me o contro di me. Ma la via giusta è la mia, sostiene, ve lo dimostro. Seguitemi.
Altre circostanze, di sicuro. Era interventista, ma è intervenuto, scrisse Augusto Vivanti. Voleva che l'Italia scendesse in guerra contro l'Austria, che non si dovesse più attendere. Che era arrivato il momento di ottenere i nostri confini, di cancellare le offese ricevute, di abbracciare Trento e Trieste. De Paoli ci conduce per mano in quel tempo, nel tempo degli scontri, delle barricate che avevano ancora le radici ben piantate nel Risorgimento. Laici e cattolici, diremmo oggi. Massoni e clericali, radicali, democratici, socialisti della prima ora. E Pavia che risponde nel segno dei suoi protagonisti, che non dimentica i Cairoli, Depretis e Cavallotti. E, soprattutto, una Pavia che trova fiammate di partecipazione autentica partendo dalla sua Università, dai professori e dagli studenti.
La guerra, certo, fa male. E' un male in sè. Anche allora era una male nonostante le visioni connesse, militariste, che noi non riusciamo ad accettare e a portare nel confronto che abbiamo, qui e ora, dopo il Novecento. Ma non possiamo, tuttavia, allontanarci dal nostro eroe, patriota autentico. Il sacrificio di Carlo Ridella - ucciso a 31 anni in trincea, sul Carso, da una granata austriaca alle 7,30 del mattino, era il 23 agosto 1917 - non è stato vano. Lui, come tanti altri caduti, ha cambiato la storia. Ma, per noi, è diventato un punto di riferimento. La stella polare che indica la via giusta. Un eroe pulito, capace di mettere da parte l'amore, la famiglia stessa, il lavoro, i soldi e la fama per l'ideale, per un credo. Diventa un uomo esemplare. In ogni tempo. Grazie, quindi, a De Paoli per averci offerto l'affresco dei primi drammatici anni del secolo scorso e ridato un cuore pulsante e partecipe di Pavia.
a.pezzali@laprovincia pavese.it