E se ci regalassimo 5 minuti di ola?
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Quasi che, invece che all'Edimes, si trovasse al Fraschini per assistere ai Pomeriggi musicali. E mi guardava male - non me l'ha mai detto, ma capivo che mi giudicava un eterno sciocco bambinone - quando io sbraitavo, esultavo o mi arrabbiavo, balzavo in piedi ricadendo un po' troppo fragorosamente sul seggiolino ormai mezzo fracassato (a proposito: in questo malandato palazzetto a nessuno è mai venuto in mente di dare una ripassata almeno alle sedie?). Perché, ammettiamolo, noi pavesi a volte siamo un pochino provinciali: ci costa fatica, quasi vergogna, abbandonarci all'emozione, farci guidare almeno due ore a settimana dalla passione. Un conto è andare a San Siro per l'Inter o il Milan, li ci sono tanti Vip che impazzano e allora si può fare come loro. Ma a Pavia no, insomma, siamo persone serie...
Ma da qualche partita quel signore non c'è più. O per meglio dire, c'è un tipo che gli assomiglia fino all'ultima goccia, ha i suoi stessi lineamenti, veste come lui, parla come lui. E' ancora lui, quello di prima, ma è arduo riconoscerlo. L'Edimes che vince e piace è stata un elettrochoc. Oggi esulta e canta, pronto a balzare in piedi all'ordine della tribunetta, suda e s'incavola, s'innamora di Stanic e Gatto. E di tanto in tanto mi guarda ancora male: quando io, ormai semiesausto, mi prendo un attimo di tregua mentre lui rilancia l'ennesimo «evvaaai» alla bomba di Monroe.
Ecco cosa è cambiato a Pavia nelle ultime settimane: i ragazzi dell'Edimes, certo. Ma con loro anche i tifosi, che sono tornati a capire che una domenica (o un martedi sera) possono lasciarti qualcosa se ti fai coinvolgere dalla passione sportiva. Civile, ovvio, ma sempre passione. E che, cosa inaudita, sono tornati a fare la coda per la prevendita dei biglietti.
Il nostro basket di oggi, a chi non è più ragazzino, ricorda qualcosa. Attimi magici. Senza nostalgie, perché lo sport deve vivere per quello che è, più che per quello che è stato. Ma voltarsi a guardare indietro a volte può dare ancora un po' di batticuore. Pensate se, una di queste sere, nel nostro spigoloso PalaRavizza si riuscisse a improvvisare una «ola» che per cinque minuti rimbalzasse da una scalinata all'altra...
Sogni da tifoso, un po' nostalgico e ingenuo? Provate a chiedere a chi c'era, quella sera, una quindicina di anni fa. Quando Pavia arrivò al tetto della A1.
Poi, poche ore dopo, torneremo tutti alle nostre grane quotidiane. Ma almeno avremo qualche emozione in più da ricordare.
*giornalista, caporedattore centrale di Avvenire