«Basta tv, meglio emozioni dal vivo»
PAVIA. Torna 'Segnali 18", la rassegna di Teatro Ragazzi organizzata dal Consorzio Art'inscena (Teatro del Buratto-Elsinor) con il contributo della Regione: dal 9 all'11 maggio saranno presentati spettacoli e incontri in diversi spazi di Vigevano (9 maggio) e di Pavia (10 e 11 maggio), confermando cosi l'importante sodalizio con il territorio pavese che ospita il festival dal 1997. Di 'Segnali" e dell'importanza della produzione e della messa in scena di spettacoli pensati per il pubblico giovane parliamo con l'attore-regista Ferruccio Filipazzi, uno dei protagonisti del feastival.
Come nasce l'esperienza di Teatro Ragazzi?
«E' una storia iniziata quasi per caso: nel 1976 un gruppo di amici mi coinvolse nella messa in scena di uno spettacolo per ragazzi dedicato ai 100 anni di Little Big Horn. Ero a Torino, in un clima creativo di straordinaria fertilità, dove fondendo teatro, musica e animazione si dava vita a situazioni uniche».
Che cosa l'ha portata a lavorare con i bambini?
«E' stata una scelta e una gioia. Sono un pubblico stupendo, diretto, che si lascia coinvolgere senza remore. In più permette di avere delle verifiche immediate: un bambino non finge. Se si annoia e non apprezza lo spettacolo, lo manifesta apertamente: prende e se ne va. È un dialogo più semplice, essenziale, che non ha bisogno di retorica: quando racconti ai ragazzi e riesci ad interessarli, l'attenzione che ottieni è totale e incondizionata, la partecipazione è assoluta».
Il teatro è una delle più antiche forme di intrattenimento: ha ancora presa sulle generazioni moderne?
«Il teatro è un'arte eterna, l'arte di raccontare storie, che nasce con l'uomo ed è legata alla sua stessa natura sociale. I ragazzi di oggi sono distratti, vivono in un mondo velocissimo, cresciuti con il computer e il telecomando in mano. Introdurli a un tipo di narrazione come quella che porto in scena io è compito difficile ma doveroso».
Il lavoro che porterà a Pavia il 10 maggio, 'Zanna Bianca", è ispirato ad un grande classico della letteratura.
«Zanna Bianca è uno spettacolo nuovo, che lavora molto sulle emozioni. Sarò sul palco come voce narrante, accompagnato da un chitarrista e da un manipolatore di suoni, per raccontare una storia che non ha tempo: quella dell'iniziazione al mondo feroce e selvaggio degli adulti. Il cucciolo protagonista dell'avventura incontra gradualmente gli uomini: prima il pellerossa, rigido, severo, quasi un dio dell'antico testamento. Conosce poi la rabbia, la violenza e la follia, con l'uomo che lo costringe a combattere per denaro. Solo dopo queste tappe può incontrare l'amicizia, l'amore, e completare cosi il suo rito di passaggio».
Non è la prima volta che le capita di andare in scena nella nostra città: che ricordi ha di Pavia?
«Ottimi. Sono stato per anni ospite della rassegna Teatro Tre per Tre, conservo memoria del calore umano del pubblico. Ho anche 'raccontato" per anni a Bressana Bottarone: era un lavoro che partiva dalle classi delle scuole medie, fino a coinvolgere genitori, nonni degli alunni. Era una festa che si celebrava nella piazza del paese: si può dire che allo spettacolo prendesse parte l'intera comunità, una sorta di forma collettiva della narrazione scenica». (r.guaz.)