Quella scelta per la libertà
VOGHERA.Il discendente di una nobile famiglia con radici risalenti al Medioevo, legata da forti vincoli di fedeltà alla monarchia e a Casa Savoia, che sceglie di combattere per la libertà del suo Paese, e per farlo si mette a capo di formazioni partigiane vicine al partito comunista.
E' la parabola di Luchino Dal Verme, il conte «rosso» della Resistenza garibaldina nell'Oltrepo Pavese, a cui la Soms vogherese ha reso omaggio con la consegna della tessera onoraria.
Un omaggio doveroso, diciamolo subito, a un uomo, oggi ultranovantenne, che nel 1943, ufficiale di cavalleria reduce dai fronti di Francia, Jugoslavia e Russia, avrebbe potuto permettersi di voltare le spalle e di guardare da un'altra parte, ma scelse con grande coraggio la strada più difficile, quella della ribellione e della lotta in montagna. Una scelta di campo mai rinnegata, ma difesa sempre con determinazione e coerenza in tutti questi anni. E' stato lo stesso Dal Verme a raccontare la sua vicenda umana e di comandante partigiano (fu a capo della brigata Casotti e poi della divisione Gramsci), con la spontaneità e la sincerità di sempre. Non senza qualche gustoso aneddoto, come quello relativo al suo nome di battaglia, «Maino», una marca di biciclette dell'epoca, che gli fu ispirato dall'incontro con il partigiano «Legnano». Erano presenti, davanti a un folto pubblico, Vittorio Pini, per la Soms, il presidente del comitato provinciale antifascista, Tullio Montagna, il giornalista e scrittore Giovanni Maggi, Roberta Migliavacca dell'Anpi. (r.lo.)