LA STANCHEZZA DEI CALISTI
(dalla prima pagina)
Dicono che mancano le condizioni aritmetiche prima della resa. La verità, però, è che tutto l'ambiente si è arreso da tempo. I numeri sono lo specchio della sconfitta. Il Pavia ha perso 16 volte e incassato 50 gol, è passato da Torresani a Morgia mantenendo la stessa media punti deficitaria, ha vinto solo 5 volte senza mai fare bottino pieno fuori casa. Oggi solo il Giulianova, retrocesso da tempo, ha fatto peggio degli azzurri tra i 36 club della C1. Dopo la finale play off per la serie B persa con il Mantova nel 2005 e l'eliminazione di Monza dodici mesi fa, il Pavia è passato agli antipodi, tornando al disastro del 2004 con la retrocessione poi sanata dal ripescaggio. Cui non resta che votarci anche stavolta. Quali sono però i programmi e in senso più ampio gli orizzonti che si pone via Alzaia?
Armando Calisti ha appena fatto piena assunzione di responsabilità. Solo un bel gesto. La verità è che il Pavia ha deciso di svoltare in estate rimanendo fermo al bivio. Con un cambio della rosa presto bocciato dai risultati senza poi rimediare a gennaio. Quando in via Alzaia si sono convinti che sarebbe bastato Morgia. I Calisti hanno preferito confidare negli impegni pubblici del nuovo tecnico («faremo 27 punti, a quota 41 sarà salvezza diretta», disse Morgia) piuttosto che porre rimedio al fallimento del girone di andata con quegli innesti che prima del cambio del tecnico sembravano pianificati se non definiti. Senza buttare la croce addosso a nessuno, è chiaro che i Calisti - dopo due lustri in prima linea - abbiano preferito sperare che passasse la nottata piuttosto di doversi impegnare portafoglio alla mano. E nella terza serie nazionale vivere sperando porta spesso a epiloghi del genere. Cosi come pensare che sarà facile salvarsi in C2 perché si arriva dal piano di sopra sarebbe un'altra leggerezza. Due errori capitali di fila, però, i Calisti finora non li hanno mai commessi.
Stefano Pallaroni