La prostituta che vuole pagare le tasse
VIGEVANO. «Sono una prostituta e voglio pagare le tasse». La provocazione arriva da una 46enne vigevanese, Francesca Mossi, che dallo scorso autunno esercita il mestiere più antico del mondo. «Meglio che lavorare in nero», racconta la donna che ogni mattina si reca all'incrocio tra via Lungoticino e la ex statale 494, vicino al ponte sul Ticino. Minigonna, camicia e giacchetta, una valigetta di pelle come quella delle impiegate, Francesca prende posto alle 10.30 e ci rimane sei ore, cioè fino alle 16,30.
«Non l'avevo mai fatto prima - dice la prostituta - . Ho deciso a 46 anni che questo doveva diventare il mio lavoro. Ad ogni prestazione rilascio una ricevuta. Poi mi è stato detto che farlo cosi non aveva valore e ho deciso di autenticarle con una marca da bollo. Le tengo tutte e quando la prostituzione diventerà un lavoro come gli altri io pagherò le tasse e avrò i bollini per la pensione». Francesca Mossi non sembra per nulla disturbata dal tipo di lavoro che esercita. Ai clienti chiede 20 euro per una prestazione canonica. «Cose strane - racconta - io non ne faccio e se me le chiedono li mando via».
Prima di arrivare a lavorare in strada, però, Francesca ha avuto una vita intensa e piena di esperienze negative: da un matrimonio finito a tanti impieghi in nero oppure sottopagati. «Ho lavorato per anni in proprio nel campo artigianale - spiega - . Avevo una ditta di imballaggi che poi ha chiuso». Francesca si è trovata senza lavoro e con un'età considerata non più giovane dalle aziende. Per lei l'unica strada era quella del lavoro nero. «Per sedici mesi - racconta - ho lavorato senza contratto come barista. Facevo anche 12 ore al giorno e venivo pagata poco. Dopo un po' di tempo ho chiesto al proprietario del bar di essere messa in regola, mi sembrava giusto. Lui prima si è messo a ridere, poi mi ha detto che non se ne parlava nemmeno». Cosi Francesca ha deciso di cominciare a 45 anni una nuova vita, sul marciapiede.
«Non ci trovo nulla di male - dice la prostituta - le persone che mi conoscono e i miei vicini di casa sanno che lavoro faccio. Qualche amico l'ho perso, ma altri li ho ancora». Dice che questa vita da marciapiede le ha portato anche nuove amicizie. A partire dalla ragazza moldava che lavora di fianco a lei e con la quale ha un ottimo rapporto, fino ai molti clienti che ogni giorno vanno a trovarla. «Non guadagno molto di più di una barista - racconta Francesca - e da me vengono sia giovani sia persone più avanti negli anni. Almeno però non devo rendere conto a nessuno, in attesa che il mio lavoro venga accettato da tutti e io possa pagare le tasse ed avere la pensione».
Andrea Ballone