In Turchia è braccio di ferro tra governo e militari
ANKARA.Il governo filoislamico turco è, ancora una volta e più che mai, ai ferri corti con i militari.
Questi ultimi, con un loro duro 'comunicato di mezzanotte", nel pieno della controversia sull'elezione del nuovo capo dello Stato, hanno alzato i toni accusando il governo filoislamico di «attività antilaiche» e hanno riaffermato il loro ruolo costituzionale di «guardiani della laicità» minacciando ulteriori passi «quando necessario».
Il governo di Ankara ha risposto con fermezza, definendo le critiche «erronee e spiacevoli», ricordando ai militari che essi sono, comunque, «subordinati al governo», ed affermando, insieme al premier Tayyip Erdogan, che i turchi «non permetteranno il ripetersi di disastri (colpi di stato militari, ndr) passati».
Il conflitto istituzionale militari-governo si aggiunge e si sovrappone alla crisi politica scoppiata ieri in Parlamento sull'elezione presidenziale e sfociata in un ricorso dell'opposizione alla Corte costituzionale perché la prima votazione si è svolta (nell'assenza di tutti i partiti di opposizione) senza il «numero legale di 367 deputati».
La presa di posizione dei militari - secondo il governo turco - è un'indebita pressione sulla Corte costituzionale, che già domani potrebbe provocare le elezioni anticipate dichiarando nulla la votazione di venerdi, dove unico candidato era il ministro degli Esteri Abdullah Gul, espresso dal solo partito di governo Akp, fortemente maggioritario in Parlamento.
In effetti, il comunicato dei militari, fa all'elezione presidenziale un'allusione indiretta quando richiama «il principio già espresso dal capo di stato maggiore», generale Yasar Buyukanit il 12 aprile scorso, quando affermò di auspicare «un presidente laico nei fatti e non solo a parole».